Obesità infantile e cibi ultra-processati tra responsabilità dei genitori e dell’industria alimentare

2023: una corte inglese condanna per omicidio colposo i genitori di una sedicenne per la negligente cura della propria figlia, identificando quale prima causa della morte averla lasciata diventare fatalmente obesa. La ragazza era infatti arrivata a pesare 146 Kg e aveva un indice di massa corporea del 70%. [1]
2024: in Pennsylvania viene intentata la prima causa contro grandi aziende alimentari, con l’accusa di aver creato alimenti ultra-processati dannosi che creano dipendenza. All’attore, Bryce Martinez, sono stati diagnosticati diabete di tipo 2 e steatosi epatica non alcolica quando aveva solo 16 anni. [2]
2025: uno studio condotto in 9 Paesi europei (tra cui l’Italia) e pubblicato su Lancet ha associato positivamente il consumo di alimenti ultra-processati alla mortalità per tutte le cause, nonché alla mortalità per malattie circolatorie, malattie cerebrovascolari, cardiopatia ischemica, malattie dell’apparato digerente e morbo di Parkinson. Complessivamente, 428.728 partecipanti (il 71,7% donne) sono stati inclusi nell’analisi e sono stati documentati 40.016 decessi dopo un follow-up di oltre 15 anni. [3]

I temi della (s)corretta alimentazione e del suo impatto sulla salute, sempre più al centro del dibattito contemporaneo, iniziano a sollevare numerosi interrogativi sulle eventuali responsabilità – anche penali – che possano essere ravvisate in capo a chi riveste una posizione di garanzia rispetto alle scelte alimentari individuali.

In particolare, la questione diventa ancor più delicata laddove a subire danni alla salute, anche a lungo termine, siano bambini e adolescenti. Genitori ed educatori, da un lato, e aziende alimentari, dall’altro, sono sempre più chiamati a rispondere delle rispettive scelte e delle loro conseguenze, anche di fronte ai Tribunali.

Per quanto riguarda i primi, la cronaca giudiziaria, soprattutto nell’anglosfera, è affollata di procedimenti in cui bambini e ragazzi vengono tolti dalla cura dei genitori e affidati ai servizi sociali a causa della condizione di obesità riscontrata dalle Corti. In alcuni casi, come avvenuto per due fratellini nel West Sussex (UK) [4], si è trattato anche di bambini con buon andamento scolastico e ottima educazione, ben inseriti nel proprio contesto sociale, i cui genitori, tuttavia, avevano dimostrato più volte una incapacità di gestire l’alimentazione dei figli, che combinavano assunzione di “cibo spazzatura” e scarsa attività fisica: si arriva così a valori insalubri e preoccupanti dell’Indice di Massa Corporea e ai provvedimenti dei giudici minorili.

Al tempo stesso, si rafforza la sensibilità e la consapevolezza dell’opinione pubblica rispetto alle componenti nutrizionali dei cibi comunemente consumati e si intensifica il dibattito politico – soprattutto in Europa – sui prodotti alimentari da tassare, disincentivare o, al contrario, proteggere. In questo quadro, come accennato e come si approfondirà di seguito, aumentano gli studi e le ricerche che identificano un legame diretto tra l’obesità (e diverse altre patologie) e il consumo dei cibi “ultra-processati”.

L’obesità sta assumendo caratteri epidemici in tutto il mondo, con valori allarmanti in particolare nelle giovani generazioni e proiezioni tendenziali che prospettano un netto peggioramento del fenomeno.

La World Obesity Federation stima che entro il 2030 il 50% degli adulti avrà un Indice di Massa Corporea (IMC) elevato. Infatti, il 33% degli uomini e il 28% delle donne sarà in sovrappeso (IMC superiore a 25 kg/m²), rispettivamente il 12% e il 14% sarà obeso (IMC superiore a 30 kg/m²), mentre il 5% e l’8% sarà gravemente obeso (IMC superiore a 35 kg/m²) [5] e avrà un rischio elevato di sviluppare altre malattie non trasmissibili e che richiederanno interventi medici. Anche il fenomeno dell’obesità infantile è in costante crescita in tutto il mondo: secondo il report 2025 della Lancet commission on adolescent health and wellbeing, 464 milioni di giovani saranno sovrappeso o affetti da obesità entro il 2030, a fronte dei 143 milioni del 2015 [6].

Spostando la lente di ingrandimento sul nostro Paese, secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2023 il 19% dei bambini era in sovrappeso e il 9,8 era obeso [7].  Riguardo la variabilità regionale, si confermano prevalenze più elevate al Sud e al Centro, rispetto che al Nord Italia, con differenze marcate tra i primi in classifica, la provincia autonoma di Bolzano (sovrappeso 12%, obesi 3,3%) e gli ultimi, la Campania (sovrappeso 24,6%, obesi 18,6%).

Le conseguenze dell’obesità

Negli ultimi decenni si è riscontrato anche ad un aumento significativo del tasso di obesità nei Paesi in via di sviluppo. Tale fenomeno può apparire quasi paradossale, perché si parla di realtà che storicamente hanno lottato contro malnutrizione e sottoalimentazione, come Messico, India, Cina o Thailandia. Questo fenomeno rappresenta un esempio concreto della ragione per cui l’obesità è attualmente considerata un’epidemia globale. Infatti, sarebbe un errore considerarla quale malattia del singolo individuo, ma, al contrario, essa è il risultato di numerosi fattori ambientali e socio-economici, che condizionano fortemente le abitudini alimentari e gli stili di vita, determinandone una diffusione dai caratteri epidemici.

Lo sviluppo economico e la crescita del reddito, al tempo stesso, sono direttamente proporzionali al numero di persone in sovrappeso e obese. I fattori che hanno portato a questa condizione sono riconducibili principalmente alla rapida urbanizzazione: questa si è tradotta, in particolare per i bambini, in stili di vita sedentari, accompagnati da un eccessivo utilizzo di dispositivi elettronici e televisione [8] e dal progressivo allontanamento delle abitudini normalmente consigliate: dieta sana, sonno, attività fisica. Oltre a ciò, si sono aggiunti la maggiore disponibilità di cibi ultra-processati, l’incremento di fast food e junk food (sempre più economici e facilmente accessibili) a discapito di cibi freschi e nutrienti (sempre più costosi)[9].

L’obesità diffusa nella popolazione si traduce direttamente in complicanze cardiovascolari, quali ipertensione, dislipidemia, aterosclerosi, infarto miocardico, ictus e aumentata probabilità di sviluppare varie tipologie di tumori. L’eccesso di adipe risulta tra i principali fattori di rischio nello sviluppare patologie metaboliche, tra cui il diabete di tipo 2, in quanto l’aumento di peso comporta insulino-resistenza (l’insulina è l’ormone che regola gli zuccheri nel sangue).

Ancora, i pazienti obesi vanno spesso incontro a malattie respiratorie e muscoloscheletriche, fegato grasso non alcolico e, aspetto da non sottovalutare, problematiche psicologiche e psichiatriche.

Oltre agli effetti diretti sulla salute, l’obesità comporta anche rilevanti conseguenze sociali ed economiche: tale patologia è associata a un maggiore assenteismo lavorativo, minori prestazioni e costi sanitari elevati per trattamenti e cure a lungo termine.
La World Obesity Federation prevede che, se non verranno migliorate le misure di prevenzione e trattamento, l’impatto economico globale del sovrappeso e dell’obesità raggiungerà i 4,32 trilioni di dollari all’anno entro il 2035. Pari a quasi il 3% del PIL globale, questo impatto è paragonabile a quello del COVID-19 nel 2020 [10].

Tali costi sono direttamente correlati alle spese sanitarie per il trattamento delle malattie legate all’obesità e, indirettamente, il costo è aggravato dalla perdita di produttività lavorativa, l’invalidità e la mortalità prematura dei soggetti obesi [11]. Inoltre, l’obesità è una causa importante di disabilità a lungo termine e le persone affette da questa patologia devono convivere quotidianamente con discriminazioni e pregiudizi sociali [12].

A questi, si aggiungono i bias che si possono riscontrare anche all’interno delle aule di giustizia, dove talvolta il peso di imputati e vittime viene utilizzato come argomento centrale nella valutazione dei fatti. Tanto per gli imputati quanto per le vittime, i loro corpi possono essere percepiti come al di fuori del proprio controllo. Secondo questa visione, un predatore sovrappeso non sarebbe in grado di trattenersi dal commettere reati, così come una vittima particolarmente corpulenta non riuscirebbe a controllare il proprio corpo per difendersi. Inoltre, analogamente alle vittime di reati che appartengono a categorie fragili, come bambini, anziani o affette da malattie mentali, anche le vittime sovrappeso possono essere destinatarie di sentimenti di pietà nelle aule di giustizia. Tuttavia, in senso contrario, nei casi di abusi e violenze, le donne sovrappeso possono non essere prese sul serio, a causa dello stereotipo per cui le vittime di questi reati vengono spesso immaginate come persone magre [13].

L’obesità infantile

L’insorgenza dell’obesità nei primi anni di vita ha un impatto preoccupante sulla salute, non solo perché molto probabilmente questi soggetti rimarranno obesi anche da adulti, ma anche perché i bambini/ragazzi presentano spesso complicanze di tipo metabolico, cardiovascolare, respiratorio, ortopedico e deficit nutrizionali.

In sostanza, si riscontra un quadro clinico simile a quello di un adulto: secondo uno studio condotto dal Dott. Valerio Nobili, responsabile di patologie epato-metaboliche del Bambino Gesù, circa il 70% dei bambini sovrappeso o obesi sono affetti da steatosi epatica non alcolica, un accumulo di grasso nelle cellule del fegato: questi bambini presentano un rischio doppio di condizione prediabetica e di diabete rispetto a quelli sani [14].

Anche l’ipertensione è una complicanza che si verifica in età infantile: in media, la prevalenza di questa patologia nei bambini è del 1-2% nei normopeso, 5-6% nei sovrappeso e 20-22% negli obesi [15].

Per di più, l’insorgenza dell’obesità in età adolescenziale, può tradursi in alterazioni della pubertà: nelle femmine la maturazione sessuale è anticipata; infatti, si osservano telarca e menarca precoci [16], mentre nei maschi è ritardata. Il continuo aumento dell’obesità nella nostra società ha quindi comportato una distanziata maturazione sessuale fra i due sessi.
Nelle femmine è frequente l’iperandrogenismo (eccesso di androgeni), con conseguente sindrome dell’ovaio policistico, che si associa ad alterazione del ciclo mestruale, acne, alopecia androgenetica ed insulino resistenza marcata [17].

Nei maschi si osserva un rischio elevato di bassa motilità degli spermatozooi [18], disfunzione erettile, scarsa libido ed una ridotta concentrazione di testosterone, causato proprio dall’eccesso adiposo[19]. Tutto questo si traduce in un volume testicolare ridotto e una possibile infertilità in età adulta.

Le cause dell’aumento ponderale tra gli adolescenti

Tre le principali cause di aumento ponderale negli adolescenti troviamo in primo luogo errate abitudini alimentari. Lo studio sui consumi alimentari in Italia, condotto dal CREA (Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione), evidenzia che gli adolescenti italiani sono al disotto dei livelli di assunzione raccomandati dai LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana), per quanto concerne il consumo di proteine vegetali e di alimenti che apportano fibra: come legumi, cereali integrali, frutta e verdura.  Quanto alla frutta, in particolare, la media di consumo quotidiano tra gli adolescenti (146 g/die) e i bambini (139 g/die) è ben più basso che negli adulti (194 g/die). Quanto alla verdura, laddove il consumo medio della popolazione è di 147 g/die, per i bambini è di soli 86 g/die. Contrariamente, la tendenza è quella di consumare in eccesso proteine e lipidi di origine animale (formaggio e carne, in particolare carne rossa e processata) e di carboidrati ad alto indice glicemico, come succhi di frutta, pane in cassetta, farine raffinate e snack industriali[20].

Secondo lo studio HBSC (Health Behaviour in School-aged Children) dell’ISS, la colazione, considerata il pasto più importante della giornata, viene fatta solo da poco più della metà dei giovani tra gli 11 e i 17 anni. Si registra, inoltre, un consumo eccessivo giornaliero di bibite gassate e/o zuccherate (15%) e 1 adolescente su 4 consuma dolci almeno una volta al giorno. Al contempo, si registrano basse percentuali di consumo di frutta e verdura (anche inferiori al 30% in alcune fasce di età) coerenti con i dati sopra riportati [21].

Gli alimenti ultra-processati

A questo punto, è importante introdurre il tema dei famosi “alimenti ultra-processati”, intorno ai quali si sta accendendo il dibattito pubblico degli ultimi anni.

In materia, la classificazione maggiormente utilizzata è quella del sistema NOVA [22]], che suddivide gli alimenti in base al grado e allo scopo della lavorazione industriale e comprende 4 gruppi: alimenti non trasformati o minimamente trasformati; alimenti elaborati in cucina con lo scopo di prolungare la durata di conservazione; alimenti trasformati e, appunto, alimenti ultra-trasformati.

In particolare, gli alimenti ultra-lavorati sono formulazioni di ingredienti, che derivano da una serie di processi industriali (da cui il termine “ultra-processati”).

Tali processi comprendono diversi passaggi: si può iniziare con la frazionatura degli alimenti interi (come mais, grano, soia, canna da zucchero o barbabietola) in sostanze che includono soli zuccheri, oli e grassi, proteine, amidi e fibre; oppure con la triturazione o macinazione di carcasse animali, solitamente provenienti da allevamenti intensivi. Alcune di queste sostanze vengono poi sottoposte a idrolisi, idrogenazione o altre modificazioni chimiche.
I passaggi successivi coinvolgono l’assemblaggio di queste sostanze modificate, con poca, se non nessuna, presenza di alimenti interi, utilizzando tecniche industriali come l’estrusione, la modellatura e la pre-frittura. Vengono poi frequentemente aggiunti coloranti, aromi, emulsionanti e altri additivi per rendere il prodotto finale gradevole o iper-saporito. I processi si concludono con un imballaggio sofisticato, solitamente realizzato con materiali sintetici.

Zucchero, oli, grassi e sale sono spesso i principali protagonisti nella lista degli ingredienti di questi alimenti.

Lo zucchero, in particolare, viene impiegato sotto diverse forme, come fruttosio, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, concentrato di succo di frutta, zucchero invertito, maltodestrina, destrosio, lattosio. Al tempo stesso, gli oli utilizzati sono spesso modificati (oli idrogenati o interesterificati).

Quanto agli additivi, si annoverano aromi, esaltatori di sapore, coloranti, emulsionanti, sali emulsionanti, dolcificanti, addensanti e agenti anti-schiuma, di ingrossamento, di carbonatazione, di schiumatura, di gelificazione e di lucidatura. Questi mascherano le proprietà sensoriali indesiderate derivanti dagli ingredienti, dai processi e dal packaging utilizzato nella produzione di alimenti ultra-lavorati; inoltre, conferiscono al prodotto finale caratteristiche sensoriali particolarmente attraenti da vedere, assaporare, annusare e/o toccare[23].

I processi e gli ingredienti utilizzati per la produzione di alimenti ultra-lavorati sono specificatamente studiati per creare dei prodotti altamente redditizi: ingredienti a basso costo e a lunga durata di conservazione, sia sugli scaffali del supermercato, sia nella dispensa di casa. Di conseguenza tendono a sostituire con facilità tutti gli altri gruppi alimentari NOVA.

I prodotti ultra-processati, quindi, non sono solo gli avversati snack confezionati o le bevande gassate che “ci si concede una volta ogni tanto”, ma anche una serie di prodotti di consumo quotidiano che, probabilmente, il consumatore medio non inserirebbe mai in questa categoria. Un esempio particolarmente efficace di questi prodotti è lo yogurt.

A seguito di campagne di marketing molto efficaci, la moda contemporanea è orientata a prodotti “High Protein”; in questo caso, quindi, yogurt addizionati in proteine per rendere il prodotto, già di per sé una fonte proteica, ancora più proteico.
Di seguito sono illustrate due foto corrispondenti alle etichette e alla lista degli ingredienti di due tipologie di yogurt: uno definito “proteico” (foto 1 ) ed uno “normale” (foto 2).

Dalla lettura dei valori, si nota chiaramente che, su 100gr di prodotto, quello etichettato come “high protein” ha addirittura meno proteine (9,4 g) di quello “normale” (10,3 g), con una lista di ingredienti meritevole di classificazione ultra-processed food.

Confrontando tabelle nutrizionali ed ingredienti dalle etichette, come appena fatto per lo yogurt, è possibile accorgersi che molti dei prodotti che popolano giornalmente le credenze sono altamente processati.

Consapevolezza e prevenzione

Come sopra analizzato, l’obesità è una patologia cronica multifattoriale e, tra le numerose ragioni che ne favoriscono lo sviluppo, negli ultimi anni gli alimenti ultra-processati sono emersi come uno dei principali fattori determinanti. Infatti, in un volume ridotto di questi prodotti, sono contenute centinaia di kcal, che tuttavia non sono di buona qualità e non apportano nutrienti utili al nostro organismo. Anzi, la scarsa presenza di fibre e la prevalenza di zuccheri, additivi e grassi saturi, rendono questi alimenti dei precursori di diverse tipologie di tumori, primo fra tutti il tumore del colon-retto[
[24]. Le diete ad alto contenuto di UPF (ultra-processed food), poi, sono correlate a un maggiore rischio di malattie connesse alla disregolazione del sistema immunitario, come malattie infiammatorie intestinali (con alterazione del microbiota intestinale) e malattie autoimmuni, come sclerosi multipla e celiachia[25]. Infine, alcuni UPF di origine animale e le bevande zuccherate artificialmente sono particolarmente collegati ad un maggior rischio di sviluppare diabete di tipo 2[26].

In ogni caso, non appare corretto “demonizzare” questo gruppo di alimenti e osteggiarne a priori il consumo che – se occasionale – può essere parte di uno stile di vita salutare ed equilibrato, senza comportare rischi per la salute.

Ciò che assume maggiore rilevanza è la dieta complessiva dell’individuo, più che il singolo alimento, gruppo di alimenti o singolo nutriente. La parola chiave, in proposito, è consapevolezza. Allo sviluppo di quest’ultima contribuiscono diversi fattori. In primo luogo, le scelte di marketing delle grandi aziende alimentari assumono un ruolo importante nelle scelte dei consumatori, che spesso tendono ad affidarsi con troppa facilità a etichette che esaltano caratteristiche apparentemente benefiche dei prodotti: senza zuccheri aggiunti, alto contenuto di proteine, senza olio di palma, etc.. L’avanzamento della ricerca e del consolidamento di una diffusa base scientifica per identificare cibi e processi produttivi dannosi potrebbero costringere i produttori a confrontarsi con il crescente rischio di responsabilità per le lesioni, anche gravi e permanenti, causate dal consumo abituale di prodotti venduti come innocui. Al contrario, potrebbero diffondersi maggiormente gli obblighi di apporre etichette che avvisino l’acquirente dei potenziali effetti collaterali: ciò che avviene, ad esempio, con i prodotti alcolici, con i derivati del tabacco o – sempre di più – con i grassi insaturi[27].

Dall’altro lato, per ciò che riguarda i bambini, è centrale il ruolo – e la responsabilità – dei genitori, ai quali verrà richiesto di rispondere ad uno standard di cura e di attenzione alimentare a cui non si è ancora abituati – come dimostrano anche i dati italiani sull’alimentazione dei più giovani. In tal senso, sarà fondamentale in primis operare una sensibilizzazione degli adulti, affinché scelgano di adottare e insegnare ai bambini uno stile alimentare sano fin dai primi mesi di vita. In tal modo, sarà possibile evitare che si consolidino abitudini alimentari sbagliate e potenzialmente lesive negli anni successivi.

Come rilevato in uno dei provvedimenti giudiziari sopra riportati[28], essere genitori presenti e affettuosi, nel contesto di una famiglia felice, non è più sufficiente per soddisfare le esigenze di salute dei figli, soprattutto laddove non si comprenda appieno la gravità dei problemi derivanti da sovrappeso o obesità.

Dr.ssa Maddalena Cotardo, Biologa Nutrizionista 
Avv. Antonio Laudisa

 

 

Riferimenti

[1] https://www.judiciary.uk/wp-content/uploads/2023/03/R-v-Lloyd-Jones-Titford-sentencing-010323.pdf

[2] https://www.forthepeople.com/sites/default/files/2024-12/Filed%20UPF%20Complaint.pdf

[3] González-Gil, Esther M. et al., Associations between degree of food processing and all-cause and cause-specific mortality: a multicentre prospective cohort analysis in 9 European countries

[4] https://www.bailii.org/ew/cases/EWFC/OJ/2020/B62.html

[5] World Obesity Atlas 2025, World Obesity, marzo 2025, https://s3-eu-west-1.amazonaws.com/wof-files/World_Obesity_Atlas_2025_rev1.pdf

[6] Amouzou, A., Barros, A.J.D., Requejo, J., Faye, C., Akseer, N., Bendavid, E., Blumenberg, C., Borghi, J. , El Baz, S., Federspiel, F., Ferreira, L.Z., Hazel, E., Heft-Neal, S., Hellwig, F., Liu, L., Maïga, A., Munos, M., Pitt, C., Shawar, Y.R., Shiffman, J., et al. (2025). The 2025 report of the Lancet Countdown to 2030 for women’s, children’s, and adolescents’ health: tracking progress on health and nutrition. The Lancet 405 (10488) 1505-1554. 10.1016/S0140-6736(25)00151-5.

[7] https://www.epicentro.iss.it/okkioallasalute/pdf2024/INFOGRAFICA%20OKKIO%202023_2%20maggio%20DEFINITIVA.pdf

[8] Florida Atlantic University. “Alarming surge: Global crisis of childhood overweight and obesity.” ScienceDaily. ScienceDaily, 26 September 2024. www.sciencedaily.com/releases/2024/09/240926131942.htm .

[9] Monteiro, C.A., Moubarac, J.-.-C., Cannon, G., Ng, S.W. and Popkin, B. (2013), Ultra-processed products: global dominance. Obes Rev, 14: 21-28. https://doi.org/10.1111/obr.12107

[10] World Obesity, Economic impact of overweight and obesity to surpass $4 trillion by 2035, 2 marzo 2023, https://www.worldobesity.org/news/economic-impact-of-overweight-and-obesity-to-surpass-4-trillion-by-2035

[11] Bramming M, Jørgensen MB, Christensen AI, Lau CJ, Egan KK, Tolstrup JS. BMI and Labor Market Participation: A Cohort Study of Transitions Between Work, Unemployment, and Sickness Absence. Obesity (Silver Spring). 2019 Oct;27(10):1703-1710. doi: 10.1002/oby.22578. PMID: 31544342.

[12] Nutter S, Russell-Mayhew S, Alberga AS, Arthur N, Kassan A, Lund DE, Sesma-Vazquez M, Williams E. Positioning of Weight Bias: Moving towards Social Justice. J Obes. 2016;2016:3753650. doi: 10.1155/2016/3753650. Epub 2016 Sep 22. PMID: 27747099; PMCID: PMC5055973.

[13] Elizabeth Beety, Valena (2013) “Criminality and Corpulence: Weight Bias in the Courtroom,” Seattle Journal for Social Justice: Vol. 11: Iss. 2, Article 4, https://digitalcommons.law.seattleu.edu/sjsj/vol11/iss2/4; Tracy Royce, The Shape of Abuse: Fat Oppression as a Form of Violence Against Women, in THE FAT STUDIES READER 151, 153 (Esther Rothblum & Sondra Solovay eds., 2009), https://dokumen.pub/the-fat-studies-reader-9780814777435.html.

[14] Bambini e diabete: rischio doppio se il fegato è grasso – Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, https://www.ospedalebambinogesu.it/bambini-e-diabete-rischio-doppio-se-il-fegato-e-grasso-90316/

[15] Simonetta Genovesi, Laura Antolini, Marco Giussani, et al. Hypertension, Prehypertension, and Transient Elevated Blood Pressure in Children: Association With Weight Excess and Waist Circumference, American Journal of Hypertension, Volume 23, Issue 7, July 2010, Pages 756–761, https://doi.org/10.1038/ajh.2010.50.

[16] Itriyeva K. The effects of obesity on the menstrual cycle. Curr Probl Pediatr Adolesc Health Care. 2022 Aug;52(8):101241. doi: 10.1016/j.cppeds.2022.101241. Epub 2022 Jul 21. PMID: 35871162; PMCID: PMC9449629.

[17] Ibidem.

[18] Leisegang K, Sengupta P, Agarwal A, Henkel R. Obesity and male infertility: Mechanisms and management. Andrologia. 2021 Feb;53(1):e13617. doi: 10.1111/and.13617. Epub 2020 May 12. PMID: 32399992.

[19] vKhodamoradi, Kajala; Parmar, Madhumitaa; Khosravizadeh, Zahrab; Kuchakulla, Manisha; Manoharan, Meenakkshyc; Arora, Himanshua,d. The role of leptin and obesity on male infertility. Current Opinion in Urology 30(3):p 334-339, May 2020. | DOI: 10.1097/MOU.0000000000000762.

[20] https://www.crea.gov.it/web/alimenti-e-nutrizione/-/iv-scai-studio-sui-consumi-alimentari-in-italia

[21] https://www.epicentro.iss.it/hbsc/pdf/temi2022/abitudini-alimentari-2022.pdf

[22] FAO, Ultra-processed foods, diet quality, and health using the NOVA classification system, https://www.fao.org/fsnforum/resources/trainings-tools-and-databases/ultra-processed-foods-diet-quality-and-health-using-nova

[23] Monteiro CA, Cannon G, Levy RB, Moubarac JC, Louzada ML, Rauber F, Khandpur N, Cediel G, Neri D, Martinez-Steele E, Baraldi LG, Jaime PC. Ultra-processed foods: what they are and how to identify them. Public Health Nutr. 2019 Apr;22(5):936-941. doi: 10.1017/S1368980018003762. Epub 2019 Feb 12. PMID: 30744710; PMCID: PMC10260459.

[24]
Association of ultra-processed food consumption with colorectal cancer risk among men and women: results from three prospective US cohort studies, British Medical Journal, 2022

[25] Maki, K.A., Sack, M.N. & Hall, K.D. Ultra-processed foods: increasing the risk of inflammation and immune dysregulation?. Nat Rev Immunol 24, 453–454 (2024). https://doi.org/10.1038/s41577-024-01049-x.

[26] Food consumption by degree of food processing and risk of type 2 diabetes mellitus: a prospective cohort analysis of the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC), Dicken, Samuel J. et al., The Lancet Regional Health – Europe, Volume 46, 101043.

[27] https://www.who.int/news/item/07-12-2021-countries-with-regulations-protecting-people-from-industrially-produced-trans-fat-tripled-over-the-past-year

[28] https://www.bailii.org/ew/cases/EWFC/OJ/2020/B62.html

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