Il lavoro che uccide: la strage impunita

Il lavoro che uccide. La strage impunita – Appendice di aggiornamento 2025 [1]

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’INAIL, nel 2024 a fronte di 589.571 denunce, si sono verificati 1090 infortuni mortali[2] (nel 2023 su 590.323 denunce ne sono stati accertati 1187)[3].

Anche nel 2024 più di mille vittime, a fronte di una occupazione totale che, secondo l’ISTAT, si è attestata a poco meno di 24 milioni[4] e che mantiene costante la tendenza registrata negli anni precedenti rispetto al lavoro irregolare[5].

Solo nei primi 2 mesi del 2025 sono state presentate già 89.556 denunce di infortunio e sono stati registrati già 138 decessi (a fronte dei 119 registrati nel bimestre gennaio-febbraio 2024)[6].

Anche nel 2024 l’incidenza maggiore degli infortuni mortali ha riguardato uomini (di cui 55,4% in occasione del lavoro e 18,5% in itinere)[7]. La maggior parte dei casi ha riguardato la fascia di lavoratori di età superiore a 65 anni, seguita da quella 55-64 anni.

Per ciò che concerne gli infortuni, nel 2024 è rimasta pressoché invariata l’elevata incidenza nella fascia dei lavoratori 15-24 anni, con dati autonomi per la categoria degli studenti, relativamente ai quali nel primo bimestre 2025 si registra un aumento del numero di denunce di infortunio (15.734) rispetto allo stesso bimestre 2024 (15.364), di cui 5 con esito mortale (a fronte di un solo caso rilevato a gennaio-febbraio 2024)[8].

Elevata è l’incidenza dei casi mortali che hanno riguardato stranieri [9](doppia rispetto agli italiani), considerando ovviamente solo i lavoratori  regolari. Ed infatti, in base alle ultime rilevazioni ISTAT riferite al 2022, il numero dei lavoratori non regolari si è attestato negli anni intorno ai 3 milioni[10].

A livello nazionale e nel complesso delle attività, sono aumentati rispetto al 2023 i casi di decessi in occasione del lavoro (da 799 a 805), rispetto a quelli in itinere. 

La maggiore incidenza dei casi mortali riguarda anche nel 2024 i settori “Costruzioni”, “Trasporto e magazzinaggio” e “Attività manifatturiere”. 

Vi è stato un aumento dei casi mortali nei settori “servizi di alloggio e ristorazione”, “sanità e assistenza sociale” e “Amministrazione pubblica e difesa”.

Infine, anche nel 2024 i sinistri mortali sono stati maggiori nel Mezzogiorno (sud e isole), rispetto a Centro e Nord: le regioni con incidenza maggiore sono state la Basilicata, la Campania, la Sicilia e la Sardegna unitamente a Umbria, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige (che hanno visto un forte incremento rispetto al 2023)[11].

Si rileva un aumento delle attività di ispezione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, secondo il quale nel 2024 sono state accertate  83.330 “violazioni (penali) in materia di salute e sicurezza” (36.680 del 2023) e 6.627 “violazioni penali altre” (3.830 del 2023)[12].

Tuttavia, i dati sui procedimenti penali continuano a rimanere ignoti, poiché né il Ministero della Giustizia né i singoli uffici giudiziari li hanno ancora resi pubblicamente disponibili ed accessibili.

Ebbene, dai dati pubblicati dal Ministero della Giustizia al 18 dicembre 2024 emerge solo che, alla fine del III trimestre 2024, il numero dei procedimenti penali pendenti è diminuito del 4,1% rispetto all’anno precedente (per un totale di 1.178.092), con un aumento però per quelli di competenza del Tribunale per i minorenni (da 45.079 a 46.538)[13].

Tuttavia, non è dato tuttora sapere come siano composti e che tipologia di reati riguardino questi fascicoli pendenti. Né è possibile ricavare tale informazione dai dati e dalle relazioni pubblicate dalle singole Corti di Appello (che ricomprendono i Tribunali) o dalla stessa Corte di Cassazione.

Rispetto al 2023, per quanto riguarda il distretto di Corte di Appello di Roma non si rilevano variazioni significative. Anche nella relazione relativa al 2024 si riporta genericamente che “Proporzionalmente numerose appaiono altresì le pendenze al dibattimento dei reati colposi (quali omicidi stradali, colpe mediche e violazioni in materia di sicurezza del lavoro), attestate su 328 procedimenti sopravvenuti nel periodo (pari al 2%)[14] per ciò che riguarda nello specifico il Tribunale di Roma e “un’importante sopravvenienza dei processi per omicidio e per lesioni personali colpose da sinistro stradale o a seguito di infortunio sul lavoro[15] per quanto attiene al carico di lavoro della Corte distrettuale laziale.

Solo per ciò che riguarda il Tribunale di Roma, circa il 30% dei procedimenti viene definito in fase dibattimentale di primo grado in oltre due anni (35,3% per il rito collegiale e 27,7% per il rito monocratico). 

Di questi vengono definiti per prescrizione il 4,9% dei procedimenti in fase Gip/Gup, il 7,4% in sede di dibattimento monocratico e il 4,3% in dibattimento collegiale[16].

Non vi sono ancora indicazioni sulla durata della fase delle indagini preliminari, mentre la fase di appello si attesta su una durata media di 1.127 giorni[17] e quella innanzi la Corte di Cassazione è pari a 108 giorni[18].

Dalla relazione della Suprema Corte è possibile trarre qualche dato (sebbene generico e riferito a grandi voci di reato senza specifico riferimento alle morti sul luogo di lavoro): nel 2024 sono stati iscritti 752 procedimenti afferenti alla macroarea “delitti di omicidio colposo e lesioni colpose” e 64 in materia di “sicurezza nel lavoro (igiene e prevenzione infortuni)[19].

Tuttavia, sebbene si stigmatizzi la drammaticità del fenomeno, la Corte si limita a riportare dati di INAIL e INL, incentrando il focus del problema perlopiù sulle attività di accertamento e prevenzione: “Un efficace contrasto al dramma degli infortuni sul lavoro, prima ancora che dall’azione giudiziaria, può essere fornito da un sistema di prevenzione che coinvolge, da un lato, i datori di lavoro pubblici e privati, le imprese, le associazioni di categoria, e, dall’altro lato, soprattutto le istituzioni come le Regioni (che governano le Asl), l’Inail, l’Inps, l’Inl, Vigili del fuoco, e gli altri numerosi organi di vigilanza specificamente competenti, oltre che i Ministeri del lavoro e della salute, specificamente competenti[20].

Nella Relazione inoltre si censurano, tra le altre, le carenze di organico tra gli apparati deputati al controllo preventivo, nonché la mancanza di interoperabilità tra banche dati: “Non è stata, inoltre, ancora effettivamente attuata l’interoperabilità tra le banche dati dei diversi enti preposti (Inl, Inps, Inail, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del fuoco), indispensabile per garantire tutti i diversi profili implicati dal tema della legalità del lavoro: la sicurezza sui luoghi di lavoro, il rispetto effettivo dei principi contrattuali, la conformità dei nuovi paradigmi negoziali ai principi generali dell’ordinamento, la regolarizzazione dei lavoratori immigrati, la prevenzione del c.d. lavoro nero, del caporalato, dell’evasione previdenziale e fiscale. In una visione organica e sistematica della tutela non si può prescindere da una conoscenza complessiva di informazioni (ispettive, tecniche, amministrative, previdenziali, assicurative) per garantire effettivamente la tutela dei diritti in relazione ai nuovi tipi contrattuali, agli inediti rischi correlati a fattori organizzativi e gestionali, alla responsabilità degli enti ai sensi del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231[21].

Ebbene, è paradossale che nel novero di informazioni di cui si invoca la necessità di “conoscenza complessiva”, non vengano contemplate anche quelle provenienti dalle Autorità giudiziarie, soprattutto per ciò che riguarda una effettiva attività di contrasto attraverso discipline specifiche (come le norme del D.lgs. 231/2001), anche considerato che di queste ultime non se ne conosce l’efficacia ma solo un grave “ritardo culturale” nella loro applicazione[22].

Anche nell’intervento del Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione si legge che “I dati relativi ai reati connessi agli infortuni sul lavoro continuano, purtroppo, a meritare massima attenzione […] L’analisi delle informazioni acquisite per il tramite delle Procure generali distrettuali evidenzia, anche quest’anno, come intuibile, differenze riconducibili alle peculiarità socio-economiche e geografiche dei differenti territori[23].

Tuttavia tali dati vengono richiamati solo in forma aggregata e generica: “Per quanto riguarda le lesioni e gli omicidi colposi conseguenti a violazioni della normativa antinfortunistica, accanto a realtà ove i dati statistici risultano stabili, ve ne sono in cui sono state registrate variazioni, a volte migliorative, altre invece in termini di aumento del fenomeno. A titolo esemplificativo, mentre nel territorio di Firenze risultano in diminuzione, rispetto al periodo precedente, sia gli omicidi colposi (-33,33%) sia le lesioni (-50%), nel leccese si registra, viceversa, un significativo incremento. Nei distretti di Palermo, Milano e Venezia emergono altresì incrementi preoccupanti: un aumento, in particolare, del 47% per gli omicidi colposi e del 17% per le lesioni colpose quanto a Palermo; quanto a Milano, l’evidenza che il fenomeno risulta prevalentemente collegato alla corsa alla riduzione dei costi di lavoro da parte delle imprese attraverso reclutamenti precari di manodopera, in un contesto di evidente insufficienza dei controlli preventivi; nel distretto di Venezia invece si segnala il dato significativo di 40 procedimenti iscritti per omicidio colposo e 519 iscrizioni per lesioni colpose.”[24].

Analoga situazione si registra leggendo la Relazione della Corte di Appello di Milano dalla quale continuano a mancare riferimenti specifici a singoli reati o a tempi di definizione in primo grado, concentrando l’attenzione sui soli dati relativi a processi sopravvenuti/definiti/pendenti senza particolari distinzioni.

Per ciò che concerne la relazione presentata dalla Corte di Appello di Napoli il solo Tribunale di Benevento riporta dati su procedimenti iscritti per reati di lesioni colpose gravi e gravissime da infortunio sul lavoro/incidenti stradali, senza ulteriore distinzione (in aumento dal 2023)[25].

Tuttavia, rispetto ai dati c.d. Interforze provenienti da Napoli e provincia vengono comunicati 3 casi di “omicidio da incidente sul lavoro” per il 2022 e 4 casi per il 2023[26], mentre da Benevento e provincia[27] così come per Caserta[28] si registrano “ZERO” casi di “omicidio da incidente sul lavoro” anche per il 2024.

Questo laddove l’INAIL al contrario, ha registrato nel solo bimestre Gennaio-Febbraio 2024 un totale di 7 infortuni con esito mortale in tutta la Campania[29].

Continua a mancare qualsivoglia riferimento, anche solo a livello percentuale, ai dati relativi alla responsabilità amministrativa degli enti per violazione dell’art. 25 septies del D.Lgs. 231/2001 (Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro). 

Sul punto, la Relazione della Corte di Cassazione ha evidenziato come “Nonostante l’applicazione del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, agli infortuni gravi o gravissimi sia in vigore dal 2007, si registrano ritardi culturali nell’adozione dei modelli di organizzazione e gestione previsti dalla norma speciale dell’art. 30, d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, per la prevenzione degli infortuni[30].

Allo stesso modo, la Procura Generale ha rilevato, unitamente agli Uffici statistici del Ministero, “consistenti difformità applicative nei distretti e un evidente disallineamento tra le iscrizioni nei confronti delle persone fisiche per i reati presupposto e quelle nei confronti degli enti”, invitando all’uso di “buone prassi” e protocolli applicativi specifici come quello siglato a Brescia.[31]

La gravità del fenomeno, però, non consente di ritenere sufficiente il ricorso a semplici linee guida o pratiche di buon senso atteso che l’azione deve essere mirata a colmare il disallineamento riscontrato con mezzi efficaci. Solo la conoscenza dei dati, però, può consentire di pianificare una risposta adeguata: pertanto, è necessario che gli uffici statistici del Ministero e le Procure rendano disponibili tali informazioni.

Resta, pertanto, non rinviabile l’istituzione di un organo centralizzato, sul modello di una Procura Nazionale) destinatario di dati di specifico dettaglio provenienti da tutti i circondari e distretti giudiziari relativi ai reati in materia di sicurezza sul lavoro che renda immediatamente disponibili questi dati, che operi analisi e coordinamento per le relative attività di indagine e che garantisca la trasversalità delle informazioni e dei dati, coordinando l’attività degli enti amministrativi (INAIL, INPS, INL etc.), delle Forze dell’Ordine e delle Autorità Giudiziarie, affinché vi sia una risposta certa e concreta, non solo dal punto di vista della prevenzione e dell’accertamento ma, soprattutto della repressione.

Allo stesso tempo è indifferibile l’introduzione delle fattispecie di omicidio e lesioni sul luogo di lavoro, come veri e propri reati autonomi (e non semplici ipotesi aggravate), sulla scorta di quanto già accaduto, ad esempio, in materia di omicidio stradale.

In vista di questo percorso, perdura la necessità di disporre dei dati sullo stato attuale della giustizia penale in materia di tutela dei lavoratori. Pertanto, chiediamo che il Ministero della Giustizia comunichi:

  • il numero dei procedimenti penali iscritti negli ultimi 10 anni e quelli attualmente pendenti (con distinzione per singoli uffici giudiziari) inerenti ai reati di omicidio colposo e lesioni colpose aggravati dalla violazione delle norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro;
  • il numero dei procedimenti penali iscritti negli ultimi 10 anni e quelli attualmente pendenti per i reati ex art. 25 septies D. Lgs. 231/2001 a carico di società ed enti;
  • il numero dei procedimenti penali iscritti negli ultimi 10 anni inerenti alle violazioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
  • e, per tutti questi procedimenti penali, il numero e il dettaglio per ufficio giudiziario di quelli definiti con archiviazione, con condanna, con assoluzione, con altre formule di proscioglimento, con prescrizione e per improcedibilità, nonché la durata media degli stessi.

Scarica qui il testo dell’aggiornamento.

Scarica qui il Report “Il lavoro che uccide – La strage impunita” del 28 Giugno 2024.

 

 

Riferimenti

[1] Il presente lavoro rappresenta un’appendice di aggiornamento al rapporto presentato in data 28.06.2024 e realizzato dai ricercatori ed avvocati dello studio legale DEVITALAW® per conto della UIL – Unione Italiana del Lavoro. Dati aggiornati al 10.04.2025.

[2] Dato ancora non definitivo, aggiornato da INAIL al 31.10.2024 – https://www.inail.it/portale/it/attivita-e-servizi/dati-e-statistiche.html 

[3] Di cui 1170 già definiti e 17 ancora in istruttoria – https://bancadatistatisticaoas.inail.it/analytics/saw.dll?Portal&PortalPath=/shared/BDS/_portal/INF_Definiti_totale_gestioni

[4] https://www.istat.it/comunicato-stampa/il-mercato-del-lavoro-iv-trimestre-2024/

[5] https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/Report-Economia-non-osservata_2022-1.pdf

[6] https://dati.inail.it/opendata_files/downloads/daticoncadenzamensileinfortuni/Tabelle_nazionali_cadenza_mensile_Feb_2025.pdf

[7] https://www.vegaengineering.com/wp-content/uploads/2022/03/Report-Annuale-Statistiche-Infortuni-sul-lavoro-Osservatorio-Sicurezza-Ambiente-Vega-Engineering-31-12-24.pdf

[8] https://www.inail.it/portale/it/attivita-e-servizi/dati-e-statistiche/denunce-infortuni-studenti.html

[9] Sebbene per l’INAIL si considerino lavoratori stranieri quelli nati fuori dall’Italia a prescindere dalla cittadinanza (che potrebbe essere italiana).

[10] https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/Report-Economia-non-osservata_2022-1.pdf

[11] https://www.vegaengineering.com/wp-content/uploads/2022/03/Report-Annuale-Statistiche-Infortuni-sul-lavoro-Osservatorio-Sicurezza-Ambiente-Vega-Engineering-31-12-24.pdf

[12] INL – Risultati attività di vigilanza 2024 – https://www.ispettorato.gov.it/attivita-studi-e-statistiche/monitoraggio-e-report/rapporti-annuali-sullattivita-di-vigilanza-in-materia-di-lavoro-e-previdenziale/

[13] https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST452501

[14] Cfr. pag. 166 – https://ca-roma.giustizia.it/cmsresources/cms/documents/Relazione CORTE DI APPELLO 2025.pdf

[15] Cfr. Relazione Corte di Appello di Roma, cit., pag. 160.

[16] Cfr. Relazione Corte di Appello di Roma, cit., pag. 261.

[17] Cfr. Relazione Corte di Appello di Roma, cit., pag. 203.

[18] Cfr. Relazione sull’amministrazione della giustizia 2024 – Corte di Cassazione, pag. 214 – https://www.cortedicassazione.it/resources/cms/documents/Sintesi_Relazione_Prima_Presidente_A.G_2025.pdf

[19] Annuario Statistico Cassazione 2024 – pag. 7.

[20] Cfr. Relazione Corte di Cassazione cit., pag. 69.

[21] Cfr. Relazione Corte di Cassazione cit., pag. 70.

[22] Si veda oltre.

[23] Intervento della Procura Generale della Corte di Cassazione, pag. 236 – https://www.sistemapenale.it/it/documenti/inaugurazione-dellanno-giudiziario-2025-presso-la-corte-di-cassazione-i-testi-delle-relazioni?out=print

[24] Intervento della Procura Generale cit., pag. 236.

[25] Relazione Corte di appello di Napoli 2025, pag. 179 – https://ca-napoli.giustizia.it/it/documenti_e_relazioni.page

[26] Relazione Corte di Appello di Napoli cit., pag. 431.

[27] Relazione Corte di Appello di Napoli cit., pag. 437.

[28] Relazione Corte di Appello di Napoli cit., pag. 441.

[29] https://dati.inail.it/opendata_files/downloads/daticoncadenzamensileinfortuni/Tabelle_nazionali_cadenza_mensile_Feb_2025.pdf

[30] Cfr. Relazione Corte di Cassazione cit., pag. 69.

[31] Cfr. Intervento della Procura Generale cit., pag. 252.

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