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Bengalese assolto per gli abusi sulla moglie. I giudici: “Lei è adultera”

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di Rosa Scognamiglio

Il pm aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato, un cittadino bengalese, chiamando in causa “l’impianto culturale d’origine” della coppia. L’avvocato della donna ha fatto ricorso contro la sentenza

Il cittadino bengalese accusato di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della ex moglie, una connazionale di 28 anni, è stato assolto il 17 ottobre scorso dai giudici del Tribunale di Brescia sulla base “di una nuova scriminante, quella dell’adulterio, anche peggio rispetto a quella giuridicamente abominevole opzione paventata dall’accusa di una presunta quanto inesistente scriminante culturale“. Lo scrive il difensore della donna, l’avvocato Valentina Guerrisi, nel ricorso in appello contro l’assoluzione dell’imputato e le polemiche scaturite dalla prima richiesta di archiviazione da parte del pubblico ministero che aveva chiamato in causa “l’impianto culturale di origine” della coppia.

Il ricorso della difesa

Stando a quanto riporta l’Agi, il ricorso dell’avvocato Guerrisi contiene alcuni passaggi “molto critici” sulle motivazioni esposte dai giudici bresciani nella sentenza di assoluzione pronunciata in favore 40enne bengalese. Il legale sottolinea come il Tribunale abbia ritenuto di poter assolvere “‘perché il fatto non sussiste’ in ragione di un giudizio etico e morale (prima ancora che giuridico) sul comportamento presuntamente tenuto dalla vittima senza alcuna valutazione delle condotte dell’imputato“. Per Guerrisi “è evidente come tutta la ricostruzione offerta in sentenza, quasi con spirito di partigianeria solidale con un maldestro pm gravemente scivolato nel relativismo giuridico e culturale, abbia ricalcato lo schema percorso dal magistrato inquirente nella richiesta di archiviazione“.

L’assoluzione

La vicenda risale al 2019, quando la 28enne – nata in Bangladesh ma cresciuta in Italia – ha denunciato l’ex marito per maltrattamenti e violenza sessuale. A settembre del 2023, nell’atto conclusivo del processo, il pm ha chiesto l’assoluzione del 40enne spiegando che “i contegni di compressione delle libertà morali e materiali della parte offesa” da parte dell’imputato erano “il frutto dell’impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge per conseguire la supremazia sulla medesima“. Inoltre, secondo il pubblico ministero “le condotte dell’uomo sono maturate in un contesto culturale che sebbene inizialmente accettato dalla parte offesa si è rivelato per costei intollerabile proprio perché cresciuta in Italia e con la consapevolezza dei diritti che le appartengono e che l’ha condotta ad interrompere il matrimonio“. Il 17 ottobre scorso l’uomo è stato assolto dai giudici del Tribunale di Brescia, “perché il fatto non sussiste“.

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