DEVITALAW Rassegna Stampa

“Negli ultimi 10 anni la media è stata quasi di 1.200 vittime annue”, la denuncia nello studio Uil

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Nel 2023, a fronte di 585.356 denunce totali, 1041 hanno riguardato infortuni mortali. Lo studio è curato dal sindacato e redatto da Devitalaw

“Negli ultimi 10 anni la media è stata quasi di 1.200 vittime annue”. È la denuncia che emerge dallo studio curato dalla Uil e redatto da Devitalaw ‘Il lavoro che uccide, la strage impunita, dove si ricorda che secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Inail, “nel solo 2023, a fronte di 585.356 denunce totali, 1041 hanno riguardato infortuni mortali” e “nei primi 3 mesi del 2024 sono state presentate già 145.130 denunce di infortunio (+0,38% rispetto al primo trimestre 2023) e sono stati registrati già 191 decessi”. Numeri alla mano, “il 91,7% dei casi mortali ha riguardato uomini” e quasi la metà dei casi ha riguardato la fascia di lavoratori di 50-64 anni, anche se nel corso del 2023 “è aumentata l’incidenza nella fascia dei lavoratori under 20, con un incremento dell’11,7%: da 73.862 a 82.493 casi”, ribadisce il sindacato. Elevata anche l’incidenza dei casi mortali che hanno riguardato gli stranieri: “oltre il 65% degli infortuni mortali avvenuti in occasione del lavoro nel 2023, considerando ovviamente solo i lavoratori regolari”.

A livello nazionale e nel complesso delle attività, “sono aumentati rispetto al 2022 i casi di decessi in occasione del lavoro (+1,1%, da 790 a 799), rispetto a quelli in itinere. Si è registrato un aumento dei casi mortali nel settore agricoltura (+ 7 decessi) e Conto Stato (+ 5 decessi) e una lieve diminuzione nel settore industria e servizi (- 3 decessi rispetto al 2022)”, si legge nel documento. Inoltre, nell’industria e nei servizi, “vi è stato un aumento dei decessi nei comparti Costruzioni e Commercio, una lieve diminuzione nel comparto Trasporti e Magazzinaggio mentre rimane stabile il numero di infortuni mortali nel comparto Attività manifatturiere. Infine, nel 2023 i sinistri mortali sono stati maggiori nel Mezzogiorno (sud e isole), rispetto a Centro e Nord”.

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