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Spionaggio, Walter Biot tratta con gli inquirenti e prova a difendersi: “Ai russi carte irrilevanti”

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di Donatella Di Nitto

Walter Biot ora vuole parlare. Dopo la convalida dell’arresto, emessa giovedì dal gip Michele Prestipino, e dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia, l’ufficiale della Maria militare accusato di spionaggiocon la Russia, vuole essere ascoltato dalla procura di Roma. Chiuso nel carcere di Regina Coeli, dopo aver avanzato la richiesta di scarcerazione al tribunale del riesame, Biot, secondo quanto riporta il suo legale Roberto De Vita, vuole dimostrare che nel ruolo che ricopriva «non dava accesso a documenti di livello strategico e operativo, atti che in alcun modo riguardavano la sicurezza dello Stato». Biot – colto in flagrante dai Ros mentre consegnava a Dmitrij Ostroukhov una schedina contenente materiale «riservatissimo» – ora rischia da un minimo di 15 anni all’ergastolo, qualora i documenti consegnati compromettessero «la preparazione o l’efficienza bellica dell’Italia» in operazioni militari.

Il capitano di fregata è accusato di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare, spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione. Pertanto Biot vuole dimostrare a tutti i costi che in quella schedina «venduta» alle spie russe per 5.000 euro, non c’erano informazioni tali da consegnarlo al carcere a vita. È su questo punto, apprende LaPresse da fonti autorevoli, che si sarebbe aperta una vera e propria trattativa tra l’indagato e gli inquirenti, con quest’ultimi pronti a calibrare l’accusa in base all’importanza dei documenti «svelati» e sulla collaboratività che l’indagato dimostrerà nelle indagini. Questo il motivo per cui il militare avrebbe deciso di uscire dal silenzio e parlare con la Procura.

Il capitano di fregata è accusato di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare, spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione. Pertanto Biot vuole dimostrare a tutti i costi che in quella schedina «venduta» alle spie russe per 5.000 euro, non c’erano informazioni tali da consegnarlo al carcere a vita. È su questo punto, apprende LaPresse da fonti autorevoli, che si sarebbe aperta una vera e propria trattativa tra l’indagato e gli inquirenti, con quest’ultimi pronti a calibrare l’accusa in base all’importanza dei documenti «svelati» e sulla collaboratività che l’indagato dimostrerà nelle indagini. Questo il motivo per cui il militare avrebbe deciso di uscire dal silenzio e parlare con la Procura.

Intanto spuntano almeno tre video, effettuati con una telecamera nascosta piazzata dal 18 marzo, che riprendono Biot mentre fotografa, nella stanza del suo ufficio alla Stato Maggiore di Difesa, il monitor del pc con documenti classificati. Il capitano di fregata viene poi immortalato anche il 23 marzo e il 25 marzo e in quest’ultimo video la telecamera lo riprende mentre fotografa con lo smartphone alcuni documenti, ripone la sim-card in un bugiardinoall’interno di una scatola di medicinale per poi sistemarla nello zaino. E l’ultimo atto del militare prima di incontrare Ostroukhov il 30 marzo in un parcheggio di Spinaceto, alle porte di Roma, dove poi verrà colto sul fatto. Da una prima analisi della sim-card recuperata dopo l’arresto – oltre a quattro smartphone e due pc – sono emersi almeno 181 documenti classificati che erano stati fotografati dall’indagato, di cui 9 atti classificati come segretissimi e 47 Nato Secret. Proprio il «genere» delle informazioni fornite da Biot potrebbe aprire anche il capitolo competenze tra la Procura di Roma e il Tribunale militare. Le due procure infatti si dovrebbero incontrare la prossima settimana per capire se la competenza è concorrente o esclusiva dell’una o dell’altra. Il problema nasce dall’analisi dei dispositivi sequestrati al militare, che contengono documenti «segretissimi». Per questo motivo la Presidenza del Consiglio, una volta venuta a conoscenza, per via formale o informale, della cosa, potrebbe porre il segreto di Stato.

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