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Ranucci fa ricorso contro la Rai: chiesto il reintegro urgente alla guida di Report. “Allontanato per pressioni politiche”

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Il giornalista chiede la revoca del provvedimento e il reintegro in tempo utile per la prima puntata del programma

I legali di Sigfrido Ranucci ha depositato ricorso urgente al Tribunale di Roma contro la rimozione del giornalista dalla conduzione di Report, decisa dalla Rai nelle scorse settimane. Nell’atto “viene chiesto al Tribunale di accertare, in sede cautelare, l’illegittimità del provvedimento e di ordinarne la revoca, con l’immediata reintegrazione di Ranucci nelle funzioni di autore e conduttore di Report“, spiega Roberto De Vita, l’avvocato a capo del suo team legale. La mossa, annunciata nei giorni scorsi dal conduttore alla festa del Fatto, è stata adottata “anche in considerazione di due scadenze ormai imminenti: il 27 settembre, termine entro il quale Ranucci dovrebbe scegliere una delle tre diverse posizioni professionali proposte dalla Rai, e l’8 novembre, data prevista per l’avvio della nuova stagione di Report“, spiega De Vita. La difesa, afferma, contesta “radicalmente le ragioni indicate dalla Rai a fondamento della decisione: espressioni quali “obiettiva situazione di incompatibilità”, “continue pressioni” e “percezioni di opacità, commistione e interferenze” non sono state accompagnate dall’indicazione di alcun fatto concreto (tantomeno già accertato) e riferibile a Ranucci, né dall’indicazione del nesso che renderebbe necessaria proprio la sua rimozione. A fronte della formale richiesta di conoscere fatti, circostanze e documenti posti alla base di valutazioni tanto gravi sulla credibilità, sull’autorevolezza e sull’indipendenza professionale del giornalista, la Rai ha ritenuto di non fornire ulteriori chiarimenti né alcun supporto documentale”, prosegue la nota.

Il ricorso “ricostruisce, inoltre, il contesto nel quale è maturata la decisione aziendale, richiamando le numerose e pubbliche prese di posizione di esponenti politici e istituzionali che, nelle settimane immediatamente precedenti, avevano chiesto la rimozione di Ranucci dalla conduzione di Report. La successione temporale e la convergenza di tali circostanze, unitamente alla genericità delle motivazioni fornite dall’azienda, delineano un quadro indiziario grave, preciso e convergente, idoneo a configurare il carattere discriminatorio della decisione per ragioni politiche e per convinzioni personali, nonché la sussistenza di un motivo illecito determinante”, affermano i legali. Nell’atto vengono richiamati, sotto questo profilo, i principi costituzionali ed europei posti a tutela della libertà di informazione, gli obblighi derivanti dal contratto di servizio Rai e dal Codice etico aziendale, nonché le garanzie introdotte dall’European Media Freedom Act, il regolamento europeo sulla libertà d’informazione. “Non si chiede al giudice di entrare nelle scelte editoriali della Rai. Si chiede di verificare se sia legittimo rimuovere l’autore e conduttore del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione. È una questione che riguarda Sigfrido Ranucci, ma riguarda anche il confine che deve esistere, in una democrazia, tra il potere politico e l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e del giornalismo d’inchiesta”, conclude la nota.

Nel ricorso di 43 pagine si ripercorre la storia professionale del giornalista fino all’attentato dello scorso ottobre, ”strumentalizzato” – scrivono i legali – “al fine di delegittimare la reputazione professionale di Sigfrido Ranucci e la trasmissione Report mediante una campagna di denigrazione personale e professionale del Ranucci avvenuta con la diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni”. La rimozione dalla conduzione, si legge, risulta “manifestamente carente di motivazione” anche con riferimento “agli obblighi di servizio pubblico e di tutela dell’indipendenza e autonomia del giornalismo d’inchiesta da parte dell’azienda concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo”. Mentre i tre incarichi alternativi proposti a Ranucci vengono definiti, tutti, “una grave mortificazione professionale“: nello specifico, il ruolo di vicedirettore del Tg3 con delega alla redazione Speciali e Podcast “è sostanzialmente fittizio perché di fatto non esistono gli speciali”, mentre quello di vicedirettore alle inchieste di RaiNews24 non prevede “alcun ruolo gerarchico o di responsabilità autoriale, con perdita della posizione di conduttore stabile”. Un eventuale trasferimento come corrispondente al Cairo, invece, “comporterebbe la vanificazione di tutta la professionalità acquisita e affinata nella posizione di autore e conduttore di Report”, oltre a “rilevantissimi e prevedibili rischi per la sicurezza personale”.

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