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Morti sul lavoro, Uil: tra il 1983 e il 2018 sono stati 55.000, otto volte di più delle vittime della criminalità organizzata

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di Rosaria Amato

La denuncia del sindacato guidato da Pierpaolo Bombardieri: “La maggior parte dei procedimenti penali finisce in prescrizione. Serve una Procura nazionale dedicata”

ROMA – Tra il 1983 e il 2018 ha fatto otto volte più vittime della criminalità organizzata, oltre 55 mila contro 6.681, ma i processi finiscono quasi sempre in un nulla di fatto. La Uil ha indetto oggi una conferenza stampa per chiedere trasparenza al ministero della Giustizia sui dati di infortuni gravi sul lavoro, e l’istituzione di una Procura nazionale dedicata.

Solo nei primi 3 mesi del 2024 sono state presentate già 145.130 denunce di infortunio (+0,38% rispetto al primo trimestre 2023) e sono stati registrati già 191 decessi, rileva lo studio Uil ‘Il lavoro che uccide’. Il 91,7% dei casi mortali ha riguardato uomini. Quasi la metà dei casi ha riguardato la fascia di lavoratori di 50-64 anni. Per ciò che concerne gli infortuni, nel 2023 è aumentata l’incidenza nella fascia dei lavoratori under 20, con un incremento dell’11,7%: da 73.862 a 82.493 casi.

“Tra l’inizio delle indagini e la sentenza di secondo grado passano otto anni, quasi sempre si finisce in prescrizione. A causa della lentezza della giustizia, subentra l’assuefazione a un fenomeno che richiede invece una risposta certa, e celere. La mancanza di repressione genera la reiterazione dei fatti”, afferma l’avvocato Roberto De Vita. L’avvocato denuncia anche la totale assenza di dati certi: “Com’è possibile che un’autorità giudiziaria faccia una conta dei morti diversa dall’Inail?”.

Giustizia negata anche per Luana D’Orazio, la ventiduenne inghiottita tre anni fa dal macchinario della fabbrica dove lavorava come apprendista, ma con un orario a tempo pieno da operaia. “Nel caso di mia figlia è stato un omicidio puro – denuncia la madre, Emma Marrazzo – ma non ha avuto giustizia. Se almeno i responsabili fossero stati in prigione un anno si sarebbe dato un segnale agli altri imprenditori. Nei tribunali c’è scritto che la legge è uguale per tutti, ma non è così”.

“E’ tollerabile che in un Paese come il nostro non paghi nessuno? – chiede il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri – Il ministro della Giustizia deve spiegarci perché nel caso degli omicidi sul lavoro non paga nessuno. A Latina è stato sequestrato il mezzo che ha provocato la morte del bracciante qualche giorno fa: va sequestrata l’azienda. E la patente a crediti non serve: è soltanto uno specchietto per le allodole, lo dimostrano i fatti”.

La Uil chiede quindi al ministero della Giustizia di comunicare “il numero dei procedimenti penali iscritti negli ultimi 10 anni e quelli attualmente pendenti (con distinzione per singoli uffici giudiziari) inerenti ai reati di omicidio colposo e lesioni colpose aggravati dalla violazione delle norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro; il numero dei procedimenti penali iscritti negli ultimi 10 anni e quelli attualmente pendenti per i reati a carico di società ed enti; il numero dei procedimenti penali iscritti negli ultimi 10 anni inerenti alle violazioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; e, per tutti questi procedimenti penali, il numero e il dettaglio per ufficio giudiziario di quelli definiti con archiviazione, con condanna, con assoluzione con altre formule di proscioglimento, con prescrizione e per improcedibilità, nonché la durata media degli stessi”

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