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Un mondo di bugie, tra falsità e IA

Leggi l’articolo originale su Il Fatto Quotidiano
di Giovanni Valentini

Gli strumenti digitali per distorcere la realtà aumentano e diventano sempre più raffinati: la loro influenza tocca il potere e l’economia. E gli italiani sono impreparati allimpatto
Misinformazione, disinformazione e propaganda digitale. Tra fake news, recensioni manipolate, contenuti sintetici e deepfake, ormai il falso non è più unanomalia.

È una tecnica di influenza, un fattore economico e uno strumento di potere, esordisce così unampia e documentata ricerca intitolata La tela delle bugie e redatta dallo Studio del professor Roberto De Vita, avvocato penalista e docente presso la Scuola della Guardia di Finanza. E gli autori spiegano: La menzogna online non si limita a distorcere il vero, ma costruisce realalternative credibili, capaci di orientare consenso, reputazione e mercato. È come una grande nube tossica, insomma, che incombe sulla vita della collettività.

In questo fosco scenario, già di per sé inquietante, irrompe ora l‘Intelligenza Artificiale che amplifica quantità, velocie sofisticazione della manipolazione, rendendo più sottile il confine tra autenticie artificio. E aumentano, di conseguenza, rischi e pericoli. La posta in gioco avverte De Vita non riguarda soltanto la correttezza dellinformazione o la lealcommerciale, ma la tenuta di valori essenziali come trasparenza, fiducia e libertà di scelta.

Per affrontare questo fenomeno dilagante, bisogna innanzitutto conoscerne la dimensione e valutarne la percezione sociale. Secondo il Digital News Report 2025 del Reuters Institute for the Study of Journalism, il 58% degli intervistati a livello globale ritiene che distinguere tra informazioni vere e false online sia diventato sempre più difficile. Nello stesso rapporto, la fiducia complessiva nei confronti dei media si attesta mediamente intorno al 32%, con forti differenze tra Paesi, mentre la preoccupazione per la diffusione della disinformazione online rimane elevata nella maggior parte delle aree analizzate, superando il 50% in diversi contesti europei e negli Stati Uniti.

Risultati analoghi emergono anche da unindagine internazionale realizzata nel 2023 dall’Unesco, in collaborazione con Ipsos. Lo studio rileva che oltre l’85% degli intervistati teme l’impatto politico della disinformazione e il 53% individua nellintelligenza artificiale un fattore di amplificazione del fenomeno. Tra i Paesi particolarmente vulnerabili alle campagne di manipolazione informativa, secondo diversi studi di fonte diversa, l’Italia è quello in cui la diffusione dei contenuti disinformativi risulta più elevata rispetto alla media europea. E, purtroppo, ne abbiamo avuto conferma anche in quest’ultima campagna referendaria, condotta dal governo e dalla maggioranza di centrodestra a colpi di strumentalizzazioni tendenziose e propagandistiche.

In parallelo, altre ricerche di taglio economico documentano la rilevanza del fenomeno nel contesto del mercato digitale e della reputazione online delle imprese. Tra il 10% e il 30% delle recensioni, con cui vengono segnalate aziende, servizi, alberghi o ristoranti, potrebbe essere manipolato ci non autentico, con effetti immediati sul comportamento e sulle scelte dei consumatori. E un incremento artificiale del rating di qualipuò generare un ulteriore aumento dei ricavi fino al 1520%, con una crescita esponenziale dei sistemi automatizzati che generano recensioni e commenti.

Nel vasto e intricato panorama delle fake news, la ricerca dello Studio De Vita realizzata con la partecipazione degli avvocati Giada Caprini e Marco Della Bruna distingue fra misinformation, disiformation e propaganda digitale. La prima consiste nella diffusione di informazioni false o inesatte, messe in circolazione senza una specifica intenzione manipolativa e quindi senza dolo. La disinformazione si configura quando avviene, invece, in modo consapevole e deliberato per influenzare percezioni, opinioni o comportamenti collettivi. E infine, la propaganda digitale consiste nellutilizzo sistematico e organizzato delle disinformazione, per finalipolitiche, ideologiche o strategiche, attraverso l’uso e labuso degli algoritmi: in guerra, questa diventa parte integrante dellarsenale comunicativo del conflitto, poiché non mira soltanto a falsare i singoli fatti, ma a condizionare il quadro interpretativo complessivo entro il quale Iopìnione pubblica, istituzioni e comuniinternazionali valutano gli eventi bellici‘.

Che cosa si può fare, dunque, per contrastare la produzione continua di questa fabbrica delle bugie? Per ridurre o contenere i danni? Per difendere la verità, come bene pubblico in un ambiente in cui l’inganno, ormai, può essere prodotto, diffuso e monetizzato su scala industriale?

Lanalisi dei profili giuridici, tecnologici ed economici della disinformazione risponde il professor De Vita evidenzia come il contrasto a tali fenomeni non possa essere affidato esclusivamente agli strumenti repressivi tradizionali: la natura dellecosistema informativo richiede un approccio strutturale e a più livelli, capace di integrare strumenti normativi, tecnologici e culturali. Da qui, alcune proposte concrete di riforma.

In primo luogo, come si legge nello studio, occorre rafforzare gli obblighi di trasparenza delle piattaforme digitali: E perciò, è necessario sviluppare meccanismi pavanzati di trasparenza e responsabilirispetto ai criteri che determinano la visibilità delle informazioni online. Per quanto riguarda in particolare le recensioni digitali, vanno introdotti meccanismi avanzati per verificare l‘identidegli utenti, spesso copertidallanonimato o dai cosiddetti nickname. A questi strumenti, si possono affiancare anche sistemi di certificazione delle fonti informative, capaci di fornire agli utenti indicatori affidabili sullorigine e sullattendibilidei contenuti. Ma, contemporaneamente, è opportuno rafforzare l’educazione digitale e la media literacy (alfabetizzazione mediatica) dei cittadini, per metterli in condizione di riconoscere i contenuti manipolati, verificare le fonti e comprendere meglio il funzionamento degli algoritmi.

Più che la diffusione del falso in sé conclude il professor De Vita preoccupa oggi l’inadeguatezza dellordinamento, italiano ed europeo, a governarlo in modo organico. Non esiste ancora una disciplina unitaria in grado di prevenire la disinformazione e poi contrastarne gli effetti con strumenti efficaci e coerenti. Finché questa lacuna persisterà, le fake news e le manipolazioni continueranno a prosperare nelle fenditure di un sistema che, più che regolare il fenomeno, ne subisce la rapida evoluzione.

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