“La missione è legittima, Israele non può fermarla”

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di Vittorio Ferla

L’analisi. Parla l’esperto di diritto penale internazionale.

«La spedizione della Global Sumud Flotilla rientra nelle previsioni della convenzione di Ginevra e di Montego Bay sul diritto agli aiuti umanitari. Le norme prevedono che il transito sia consentito sia in tempi di pace che in tempi guerra». Sull’iniziativa umanitaria in movimento verso Gaza, Roberto De Vita, avvocato presso la Corte penale internazionale, non ha dubbi. «La missione ha finalità umanitaria: trasporta beni alimentari di prima necessità, è disarmata e non procura alcuna offesa. Pertanto è legittima e lecita, sostenuta dagli strumenti del diritto internazionale e non può avere limitazioni nell’ambito del suo scopo umanitario».

Quali obblighi giuridici ha il governo italiano verso la Flotilla?

«Premetto che tutte le convenzioni del mare consentono la libera navigazione, sia in acque internazionali che nazionali, purché non rappresentino una minaccia o un rischio per la sicurezza nazionale. Inoltre, se in mare ci sono eventi che mettono in pericolo le persone – condizioni meteo ostili, naufragi, abbordi o attacchi – scatta l’obbligo di portare soccorso».

Dunque?

«Anche lo stato italiano, come ogni altro stato, se ha notizia di tali situazioni di pericolo ha l’obbligo e il diritto di intervenire sia nelle proprie acque nazionali sia in quelle internazionali».

In questo caso il governo ha ritenuto di accompagnare le imbarcazioni con una fregata della marina militare italiana.

«Non aveva l’obbligo di farlo, si tratta di una scelta politica. A questo punto, però, si è assunto la responsabilità di quella flotta, oltretutto coerente con il fatto che trasporta cittadini italiani. Così, una volta che l’unità militare viaggia in prossimità della Flotilla, se questa fosse messa in pericolo scatterebbero gli obblighi di soccorso».

Che cosa succede se la Flotilla entra nelle acque di fronte a Gaza?

«Per il diritto internazionale e l’Onu le acque antistanti Gaza non sono israeliane, ma palestinesi: non ci può essere esercizio di autorità da parte di Israele. In ogni caso, l’assistenza è prevista anche in acque territoriali: gli obblighi di salvataggio prevalgono a prescindere. In casi di pericolo qualsiasi imbarcazione, mercantile, da diporto o militare, ha obblighi di soccorso. Se poi non ci sono soccorsi delle autorità del posto può farlo chiunque».

Pure la fregata italiana dunque?

«Certo. L’obbligo di intervenite è sancito anche dal nostro codice della navigazione».

Israele potrebbe bloccare queste imbarcazioni?

«No. Per l’Onu e la Corte penale internazionale ciò che accade a Gaza non è una guerra: non è, cioè, un conflitto armato tra Stati o tra eserciti regolari o irregolari. Da una parte abbiamo un esercito, dall’altra una popolazione civile e una fazione di militanti di Hamas che non rappresentano uno stato. Manca il presupposto per esercitare un blocco navale. E in ogni caso, anche quando ci sono guerre vere e proprie, il blocco navale contro gli aiuti umanitari non è legittimo: il diritto prevede che siano garantiti corridoi per la consegna».

Israele sostiene che l’iniziativa sia collegata in qualche modo ad Hamas o a soggetti fiancheggiatori che potrebbero portare un sostegno al gruppo militare. Ragioni di sicurezza sufficienti per bloccare la navigazione ed effettuare ispezioni a bordo?

«L’ipotesi è infondata. Non ci sono elementi che segnalino una prossimità della Flotilla con le iniziative terroristiche. Non basta la simpatia verso i palestinesi: per stabilire un sostegno diretto ad Hamas bisogna avere elementi di prova. Infine, bisognerebbe dimostrare che le imbarcazioni trasportano materiali di uso bellico, ma i carichi sono già stati certificati».

Il blocco sarebbe dunque una violazione del diritto internazionale?

«Sì. E diventerebbe un ulteriore elemento che aggrava la posizione di Israele davanti alla Cpi».

Che cosa succede se Israele sceglie la linea dura?

«Se Israele blocca le barche con manovre di speronamento o abbordo o colpi di arma da fuoco si può determinare un incidente che comporta la messa in pericolo degli equipaggi, quindi scatta l’obbligo di soccorso».

Il ministro Crosetto ha avvertito che superate le acque internazionali la marina italiana non potrebbe più intervenire…

«Crosetto ha consapevolezza della gravità della situazione e fa considerazioni di natura politica. Ma il discorso vale fino a un certo punto perché resta comunque l’obbligo di intervenire, a maggior ragione se il governo manda una propria nave. Sono situazioni che capitano sovente in altri mari, per esempio tra Filippine e Cina, ma ciò non vuol dire che ci sia una dichiarazione di guerra.

Israele potrebbe arrestare i membri dell’equipaggio?

«No, non ci sono i presupposti per l’arresto. Sarebbe una violazione del diritto internazionale. E per il diritto italiano sarebbero dei sequestri di persona».

A quel punto come si dovrebbe comportare il governo italiano?

«Dovrebbe intervenire politicamente. In più, nel caso di sequestro di un italiano all’estero interverrebbe pure la magistratura».

Giorgia Meloni dice che l’iniziativa della Flotilla nasce per mettere in difficoltà il governo.

«Di fronte all’emergenza in corso a Gaza mi pare una interpretazione siderale».

 

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