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di Marco Grasso
DUE PESI, DUE MISURE Hager, rapita 4 anni fa dal genitore libico
La mamma, le promesse del governo e l’interessamento di Arianna M.
I GIUDICI DALLA PARTE DELLA DONNA, SIA A TRIPOLI SIA A ROMA
Secondo la versione ufficiale del governo italiano c’erano ragioni di interesse nazionale dietro la restituzione alla Libia di Al-masri. Lo scorso gennaio hanno fatto il giro del mondo le foto del generale che scende da un aereo di Stato italiano. C’è però una storia meno nota, che mostra come l’Italia, nonostante l’accondiscendenza mostrata verso un ufficiale ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità, faccia fatica a difendere i propri cittadini in Libia. Si tratta del rapimento di una bambina italiana: la piccola Hager, che oggi ha 7 anni, sottratta quasi quattro anni fa alla mamma, Federica Federici, impiegata romana di 34 anni, dall’ex marito libico, Mohamed B., membro di una famiglia protetta da un potente clan locale, quello guidato da Muammar al-Dhawi. Una vicenda familiare dolorosa,chea un certo punto, secondo una versione fornita e confermata alla famiglia da qualificati esponenti istituzionali, avrebbe incrociato I’affaire Almasri. E anche per via di questo incrocio vero, presunto o millantato, il dossier è diventato assai spinoso e da mesi circola sulle scrivanie dei più alti rappresentanti del governo.
LA COPPIA si era conosciuta a Malta e si è sposata in Italia, dove nel 2018 nasce Hager. Lei si converte, l’uomo fa però fatica a integrarsi e mostra segni di crescente intransigenza religiosa. Il 9 marzo 2022, sfruttando come scusa la malattia del padre, rapisce la figlia. Scatta la denuncia.
Disposta a tutto, Federica si trasferisce a Tripoli, con l’aiuto di un contratto fornito dall’ambasciata italiana. Le azioni giudiziarie vanno avanti, oggi su Mohamed B. pendono un mandato di cattura europeo e uno internazionale, emessi a seguito di una richiesta di misura cautelare emessa dalla Procura Di Roma. E sul caso si è pronunciato nell’autunno del 2024 persino una Corte libica, il tribunale islamico di Bab Ben Gashir, ordinando con una sentenza storica, la restituzione e l’affidamento esclusivo della piccola alla madre italiana, facendo cadere l’accusa di apostasia.
Nel frattempo però, nulla si muove. Mohamed B. – protetto da un passaporto diplomatico e fratello di una delegata del ministero degli Esteri libico ai Rapporti con la Palestina, è apparentemente e inspiegabilmente introvabile. Fino a quando, nel gennaio scorso, la restituzione del Generale accusato di essere un torturatore sembra aprire un barlume di speranza: “Il caso Almasri mi è stato mostrato dall’Agenzia come una grande opportunità di scambio. Da quel momento attendo impaziente che qualcuno venga a bussare alla mia porta per restituirmi ciò che mi è stato tolto. Ma nessuno è mai venuto a bussare”. Queste parole sono scritte di proprio pugno dalla madre della bimba, Federica Federici, in una lettera recapitata a fine luglio a Giorgia Meloni, dopo alcuni incontri avvenuti alla presenza dei più alti vertici governativi e della sorella della premier Arianna. L’Agenzia a cui fa riferimento la donna è l’asse, il servizio segreto estero guidato dal generale Giovanni Caravelli. A confermare quanto sostenuto dalla donna – e cioè un presunto collegamento tra il caso Almasri e quello della piccola Hager – sono due riunioni avvenute all’inizio dell’estate ai più alti livelli istituzionali; summit a cui la donna partecipa insieme al suo legale, l’avvocato Roberto De Vita, alla presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano: “In Farnesina apprendiamo dal consigliere Alessio Nardi e dal capo Unità tutela Marco Petacco che il mio dossier è nelle mani del Generale Caravelli. Suggeriamo un incontro, che a oggi non ha ancora avuto luogo. A Palazzo Chigi, il consigliere Alessandro Monteduro ci riferisce che il mio ex marito sarebbe stato rintracciato tra la Libia e gli Emirati, e mia figlia potrebbe trovarsi in Oman”. In realtà quella dell’Oman è una false flag smentita già un anno e mezzo prima. La bimba, per altre fonti, si troverebbe nell’aria Warshafana. La domanda è come mai – in uno scenario di certo complesso come quello libico, dove tuttavia continuano a operare aziende italiane – l’Italia non abbia fatto ancora niente per farsela restituire.
