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Lavitola ai PM: «Non c’entro» | E Ranucci attacca la destra: «Basta illazioni sulla bomba»

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di Massimo Sanvito

L’indagato nega: «Non sono stato io. Sigfrido? Rapporto fraterno d’amicizia»
L’avvocato del conduttore di Report: «Assurdi certi giornali e politici, stanno strumentalizzando il caso»
Il dirigente Rai Corsini affonda: «Il giornalista deve spiegare»
Poi viale Mazzini si spaventa e frena

Dicono i maligni: “Pensa se non fossero amici…”. Valter Lavitola, per i pm il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, ieri pomeriggio si è presentato in Procura a Roma dal procuratore capo Francesco Lo Voi. «Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente», ha detto. E il fatto che si trovasse fuori da casa del conduttore di Report un mese prima del blitz dinamitardo? «Spesso andavo a trovare Ranucci. Ci vediamo quasi tutti giorni, le nostre famiglie si frequentano, andiamo a cena spesso. È un’amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente».

E il presunto intermediario, il camerunense Gomes Clesio Tavares, 47 anni, dipendente della sua società “Cefalù”? «Non I’ho mandato in Camerun, non è certo scappato. Lui sta spesso Îì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit».

Solo dichiarazioni spontanee, poi il faccendiere ed ex editore si è trincerato della facoltà di non rispondere. Dopo quasi tre ore nell’ufficio di Lo Voi, insieme al suo legale ha lasciato il tribunale da un’uscita secondaria, per evitare i giornalisti, e se ne è andato a bordo di un taxi.

«Vi posso dire che è sconvolto per le accuse che gli sono state mosse e ciò in ragione dello stretto e fraterno rapporto di amicizia che ha con Ranucci, come confermato dallo stesso giornalista», aveva detto il suo avvocato, Sergio Cola, arrivando a piazzale Clodio. Lavitola, lo ricordiamo, è accusato di tentata strage e associazione per delinquere di tipo mafioso.

I magistrati dell’Antimafia vogliono fare luce sul movente e sul suo ruolo: secondo gli investigatori avrebbe ingaggiato Tavares per arrivare al gruppo che ha poi piazzato la bomba fuori dalla casa di Ranucci, a Pomezia, il 16 ottobre dell’anno scorso.

LE STOCCATE

Dopo Lavitola, ha parlato anche l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita. «Ranucci è stato vittima di un grave attentato, che ha colpito lui, la sua famiglia, la trasmissione Report e i suoi giornalisti. E qualora si accertasse l’effettivo coinvolgimento di Valter Lavitola, Ranucci sarebbe una seconda volta vittima», ha spiegato. Per poi attaccare il centrodestra: «Alcune ricostruzioni giornalistiche e dichiarazioni politiche improvvide, oltre a superare l’assurdo e a rappresentare un ulteriore aggravamento di un quadro che merita in questo momento doverosa attesa, rischiano di essere solo strumentali a una delegittimazione umana e professionale di Sigfrido Ranucci, di un’intera trasmissione e dei suoi giornalisti, che negli anni hanno rappresentato e sono tuttora, e fino a prova contraria, presidio di libera informazione e democrazia».

Sul fronte Rai, Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti, ha confermato la ripartenza di Report in autunno. «Ranucci ha subito un attentato, è parte lesa ed è una risorsa Rai. Sono note le voci che circolano sul faccendiere Lavitola. Siamo tutti in attesa del lavoro della magistratura», ha spiegato, smentendo l’intervista pubblicata dal Corriere, in cui avrebbe sostanzialmente detto che il programma poteva potuto fare a meno di Sigfrido e che lo stesso doveva chiarire. Spavento in viale Mazzino e successivo freno a meno. Tutto negato.

LA MELMA

Nella melma, insieme a Lavitola e a Gomes Tavares, ci sono gli esecutori dell’attentato, ovvero Pellegrino D’Avino, Marika De Filippis (l’unica ai domiciliari e non in galera come gli altri compagni), Saverio Mutone e Antonio Passariello. Sarebbe stato quest’ultimo, pregiudicato, a innescare l’ordigno, accompagnato da Mutone, mentre il sopralluogo della banda sarebbe avvenuto sei giorni prima del giorno dell’attentato.

Non è escluso che Ranucci possa essere nuovamente convocato in Procura.

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