
La monografia “La responsabilità amministrativa da reato degli enti” è stata realizzata dai frequentatori del 37° Corso di Qualificazione “Investigatore Economico-Finanziario” della Scuola di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, nell’ambito dell’insegnamento “I reati contro la Pubblica Amministrazione”, tenuto dal Prof. Avv. Roberto De Vita.
Prefazione del Prof. Avv. Roberto De Vita
L’odierno contesto economico e finanziario impone alle Forze di polizia e, in particolare, alla Guardia di Finanza, Polizia Economico-Finanziaria, di padroneggiare con sempre maggiore competenza e aggiornamento costante le complesse dinamiche giuridiche e organizzative che caratterizzano l’azione e la struttura delle imprese. La disciplina del D. Lgs. 231/2001 sulla responsabilità in sede penale degli enti non rappresenta soltanto un corpo normativo (ai tratti ancora) innovativo all’interno dell’ordinamento penale italiano. Introdotta – ormai 25 anni fa – con l’idea di fornire uno strumento imprescindibile per la prevenzione e la repressione delle forme più gravi di criminalità economica, costituisce oggi un banco di prova per la capacità dello Stato di assicurare giustizia ed equità anche nei confronti delle società che traggono vantaggio dalla tolleranza delle violazioni penali commesse dai soggetti espressione degli assetti decisionali e operativi.
Le attività economiche vedono ormai sempre più quali principali protagoniste le persone giuridiche, le quali assumono un ruolo spesso ben più rilevante rispetto a quello dei loro singoli esponenti. Pertanto, a tale rilevanza è imprescindibile che consegua un riconoscimento di responsabilità effettivo anche per i reati commessi per favorirne gli interessi economici. In tal senso, prevedere e utilizzare simili strumenti sanzionatori non comporta solo un’estensione della responsabilità penale, ma si traduce nella manifestazione concreta di principi di civiltà di matrice costituzionale.
Tale sforzo di civiltà giuridica assume maggior valore laddove riesca a rafforzare il principio di legalità e a porsi quale baluardo di tutela nei confronti dei beni giuridici che l’art. 41 della Costituzione individua come limiti necessari al libero esercizio dell’attività economica (utilità sociale, salute, ambiente, sicurezza, libertà, dignità umana).
Tuttavia, ad oggi, nonostante siano passati così tanti anni dall’introduzione della responsabilità 231, la relativa disciplina è tuttora confinata alla periferia del nostro ordinamento penale, con sporadiche apparizioni nelle iscrizioni delle Procure e ancor più rare condanne nei Tribunali. Il mancato utilizzo di uno strumento invece prezioso si è trasformato nel tempo in una diffusa scarsa conoscenza operativa (non meramente teorica) del sistema sanzionatorio degli enti, soprattutto nella sua declinazione in concreto rispetto ai singoli fatti di reato. Al tempo stesso, nella fase di prevenzione, si è assistito ad una applicazione “di carta” della normativa, con Modelli Organizzativi eterei e Organismi di Vigilanza fantasma. È proprio per discostarsi da questa tendenza e per valorizzare la specifica competenza ed esperienza degli investigatori economico-finanziari che si è deciso di orientare l’impegno dei frequentatori del Corso verso una trattazione sul tema con uno sguardo teorico e operativo al tempo stesso.
Nell’ottica delle investigazioni nei confronti delle attività economiche delle imprese, infatti, la polizia giudiziaria, massimamente la Polizia Economico-Finanziaria, assume un ruolo centrale anche nella ricerca, analisi e qualificazione dei comportamenti devianti che integrano i reati presupposto e la conseguente responsabilità degli enti. La completezza di approfondimento e ricerca vuole qui offrire uno strumento pratico per chi svolgerà le attività di indagine e consentire di identificare agevolmente gli aspetti fondanti del sistema 231: l’ambito soggettivo di applicazione, i criteri di imputazione, il ruolo dei soggetti apicali e subordinati, la natura dell’interesse e del vantaggio, la funzione e la struttura dei modelli organizzativi e la responsabilità derivante da deficit di vigilanza. Non mancano analisi profonde delle problematiche più dibattute, come l’estensione della responsabilità agli enti del Terzo Settore, la posizione delle società partecipate e le questioni riguardanti le holding e i gruppi di impresa. Un approfondimento utile a guidare il lettore attraverso le zone grigie della materia, dove la giurisprudenza e la prassi si incontrano, si scontrano e si evolvono.
La nuova linfa vitale che interesserà nei prossimi anni l’applicazione della disciplina 231, anche in conseguenza della presente stagione di investimenti pubblici nazionali ed europei, necessiterà delle competenze specialistiche della Guardia di Finanza che, ancora una volta, rappresenterà modello e punto di riferimento per le più complesse attività di indagine volte alla prevenzione ed alla repressione dei reati.
Ed in questa monografia si rinviene una assai pregevole sintesi tra il rigore dell’analisi normativa e giurisprudenziale e la competenza e sensibilità investigativa maturata sul campo. Si tratta di un equilibrio tutt’altro che scontato, che rappresenta uno degli obiettivi formativi principali del percorso didattico: formare investigatori capaci di muoversi con sicurezza sia tra le fonti del diritto, sia tra le pieghe della realtà economico-finanziaria da sottoporre a controllo. Traguardo reso possibile dalla non comune preparazione dei Frequentatori, dalla passione per la missione istituzionale e, soprattutto, dallo straordinario orgoglio per l’appartenenza al Corpo.
