DEVITALAW Rassegna Stampa

Incidenti lavoro, Uil: “Uccidono più della mafia, 55mila morti in 35 anni”

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La madre di Luana D’Orazio presente alla conferenza stampa a Roma

Il lavoro uccide più della mafia. È la denuncia che emerge dallo studio curato dalla Uile redatto da Devitalaw, ‘Il lavoro che uccide, la strage impunita‘. Tra il 1983 e il 2018, si sottolinea, “gli omicidi riferibili alla criminalità organizzata sono stati 6.681. Nello stesso periodo i morti sul lavoro sono stati oltre 55mila: una strage silenziosa”.

In mattinata, la conferenza stampa in sede Uil a Roma “Il lavoro che uccide. La strage impunita”, alla quale anche Emma Marrazzo, la madre di Luana D’Orazio, la ragazza di soli 22 anni che nel 2021 è morta schiacciata dal macchinario dell’azienda tessile di Prato dove lavorava.

Madre Luana D’Orazio: “Calderone venga a vivere a casa mia”

“Sento parlare della patente a punti per le aziende per ridurre i morti sul lavoro. La ministra Calderone dovrebbe venire a vivere a casa mia. Dovrebbe venire a vedere. Non ci siamo proprio. Mia figlia in quel rullo ha fatto quattro giri completi. Era apprendista ed è stata lasciata da sola. Io non ci sto”, ha detto Emma Marrazzo durante il suo intervento alla conferenza stampa assieme al segretario generale del sindacato Pierpaolo Bombardieri.

Uil, media di 1200 vittime l’anno in ultimi 10 anni

Negli ultimi 10 anni la media è stata quasi di 1.200 vittime annue“, si sottolinea inoltre nello studio, dove si ricorda che secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Inail, “nel solo 2023, a fronte di 585.356 denunce totali, 1041 hanno riguardato infortuni mortali” e “nei primi tre mesi del 2024 sono state presentate già 145.130 denunce di infortunio (+0,38% rispetto al primo trimestre 2023) e sono stati registrati già 191 decessi”.

Numeri alla mano, “il 91,7% dei casi mortali ha riguardato uomini” e quasi la metà dei casi ha riguardato la fascia di lavoratori di 50-64 anni, anche se nel corso del 2023 “è aumentata l’incidenza nella fascia dei lavoratori under 20, con un incremento dell’11,7%: da 73.862 a 82.493 casi”, ribadisce il sindacato. Elevata anche l’incidenza dei casi mortali che hanno riguardato gli stranieri: “oltre il 65% degli infortuni mortali avvenuti in occasione del lavoro nel 2023, considerando ovviamente solo i lavoratori regolari”.

A livello nazionale e nel complesso delle attività, “sono aumentati rispetto al 2022 i casi di decessi in occasione del lavoro (+1,1%, da 790 a 799), rispetto a quelli in itinere. Si è registrato un aumento dei casi mortali nel settore agricoltura (+ 7 decessi) e Conto Stato (+ 5 decessi) e una lieve diminuzione nel settore industria e servizi (- 3 decessi rispetto al 2022)”, si legge nel documento. Inoltre, nell’industria e nei servizi, “vi è stato un aumento dei decessi nei comparti Costruzioni e Commercio, una lieve diminuzione nel comparto Trasporti e Magazzinaggio mentre rimane stabile il numero di infortuni mortali nel comparto Attività manifatturiere. Infine, nel 2023 i sinistri mortali sono stati maggiori nel Mezzogiorno (sud e isole), rispetto a Centro e Nord”.

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