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di Marco Grasso
FEDERICA FEDERICI “SOGNO MIA FIGLIA, SENTO LA SUA VOCE. LE ISTITUZIONI NON MI HANNO AIUTATO”
“Mi capita di sognare mia figlia quasi ogni notte. E quando mi sveglio è ancora più straziante. Lei è la stessa di allora, ma nel frattempo sono passati tre anni e mezzo. L’ultima volta che l’ho abbracciata aveva 4 anni, ormai ne ha più di 7. A volte mi domando se mi riconoscerebbe ancora, anche se in fondo al cuore penso di sì” Federica Federici ha portato con sé gli ultimi ricordi di Hager. Il libro di fiabe che le leggeva prima di addormentarsi e un coniglietto. Prima di partire dalla Libia, quando ancora era convinta che questo incubo si sarebbe potuto risolvere in fretta, con la forza delle sentenze, li aveva portati con sé in una valigia piena di giochi e vestitini: “Mio marito si era portato via mia figlia portando con sé anche il mio passaporto. Quando nel febbraio del 2023 sono riuscita faticosamente a ottenere il visto per la Libia sono partita con mio padre, non avevo con me nemmeno uno spazzolino. Quando abbiamo capito che la sentenza italiana non aveva alcun valore, è stata una doccia fredda. Mi sento delusa e presa in giro per le cose ci sono state raccontate. In questi anni ho mantenuto la riservatezza, mi sono affidata ciecamente alle istituzioni italiane, ma ora sono esausta. Temo che le notizie contraddittorie che mi sono state fornite siano servite solo a placare le mia angosce e a sedare le mie richieste, senza produrre alcun risultato”.
Si sente tradita dal governo e dallo Stato italiano?
Tradita forse no, ma non aiutata certamente sì.
Come vive oggi?
È come se fossi in apnea da tre anni e mezzo. Vivo dentro reclusa dentro il compound italiano di Tripoli, che è considerata zona di guerra. Non c’è alcun posto dove andare oltre l’albergo. Il ricordo di mia figlia, il suo sorriso, la sua voce, mi tormentano ogni minuto.
Si è data una spiegazione su come mai suo marito non sia rintracciabile?
Non riesco a spigarmelo, soprattutto in un posto come la Libia, dove, pur con tutta la sua complessità, tutti sembrano sapere tutto di tutti. Soprattutto, con tutti i mezzi che ha l’Italia, in quel Paese in particolare.
Le hanno raccontato tante cose diverse. Anche che Hager poteva diventare una sorta di moneta di scambio dopo la restituzione del generale Almasri?
È quanto mi è stato detto e confermato in alcune riunioni istituzionali. Mi era sembrato uno spiraglio di luce, a cui è seguita però una grande delusione. Ogni visita ufficiale è stata per me fonte di speranza. L’ambasciatore in un’occasione mi ha spiegato che il primo ministro durante un incontro con il suo omologo libico aveva sollevato in modo forte il mio caso, e il mio petto allora si è gonfiato di fierezza. Un senso di appartenenza e fierezza condiviso da mio padre, che ha sempre difeso le sorelle Meloni da chiunque osasse attaccarne il valore. Oggi mi sento estenuata, ho finito le energie.
Ha l’impressione che l’Italia abbia davvero fatto qualcosa per ritrovare sua figlia?
Mi domando il motivo di tante notizie discordanti. La stanno davvero cercando con tutti i mezzi disponibili.
Come si sente?
Il mio tormento è non sapere dove sia Hager, come stia e persino se sia ancora viva. Ma spero che qualcuno possa ancora aiutarmi.
