Antonio Viti, responsabile della Funzione pubblica, rischia il processo
In dieci anni dalle casse della Uil Fpl sono scomparsi circa 1 milione e 200 mila euro. Non sono spariti nel nulla, ovviamente, ma prelevati senza giustificazioni, investiti in operazioni immobiliari e finiti nelle disponibilità di alcuni dipendenti. Uno in particolare, l’ex tesoriere Antonino Viti, adesso rischia di essere rinviato a giudizio. Secondo il sostituto procuratore Maurizio Arcuri si sarebbe indebitamente appropriato di oltre 145 mila euro.
Lo avrebbe fatto senza stratagemmi particolari. Piuttosto tra il 2020 e il 2022 avrebbe effettuato 20 bonifici indirizzati a conti correnti a lui riconducibili. E poi avrebbe ottenuto rimborsi e anticipazioni senza alcuna giustificazione. Uno su tutti: un trattamento di fine mandato da 58 mila euro, arrivato nel conto dell’ex tesoriere il 7 ottobre del 2020. Nulla di strano se non fosse che, secondo il nucleo di polizia economica e tributaria della guardia di finanza di Roma, dalle parti della Uil ai tesorieri non viene riservato alcun trattamento di questo tipo.
La vicenda è venuta alla luce un paio di anni fa, quando il neo segretario Pierpaolo Bombardieri ha commissariato la federazione che si occupa della funzione pubblica, la Uil Fpl. Così facendo è venuto a scoprire che i conti non tornavano. E tramite l’avvocato Roberto De Vita ha denunciato i suoi sospetti. Dunque l’indagine è approdata tra i corridoi della procura e poi in mano alle fiamme gialle.
Ai finanzieri non è servito molto tempo per accorgersi che era accaduto qualcosa di strano. Dal 2012 infatti sui conti della Uil Fpl risultano prelievi non giustificati. Non si parla di qualche centinaia di euro ma di oltre 800 mila euro, un fiume di denaro versato dai lavoratori.
Non solo. Perché la procura ha passato a setaccio ogni investimento effettuato dal sindacato e ha ricostruito una vicenda piuttosto anomala che inizia nel 2010 e, al momento, ha prodotto solo diverse perquisizioni e nessun indagato. È la storia di Podere Vagnotti. Immerso nel verde, tra la tranquillità delle campagne di Arezzo, quello spazio sarebbe dovuto diventare una sorta di resort, almeno nella forma.
Il progetto prevedeva una serie di villette a schiera. E poi piscine e campi da golf. A cercare di realizzarlo, aveva scoperto il Fatto Quotidiano, erano stati alcuni dirigenti, una ventina di persone in tutto che, è bene ricordare, non sono indagate.
Ad ogni modo per mettere in piedi il cantiere, ribattezzato “Leopoldina”, era stata anche creata una cooperativa un tempo guidata da una persona che poi sarebbe diventata il segretario della Uil Fpl Toscana, Mario Renzi, parente alla lontana dell’ex premier e, anche lui, non indagato.
Tuttavia alla guardia di finanza risulta che la fondazione, tra il 2012 e il 2023, abbia ricevuto centinaia di migliaia di euro proprio dalla Uil Fpl.
Nonostante l’apporto economico del sindacato, il progetto non è mai andato in porto. Tutta colpa di pratiche mancanti, iter autorizzativi assenti e della solita burocrazia. La Leopoldina non è stata realizzata ma nelle casse della Uil Fpl il peso di quel sogno tra le campagne di Arezzo si è sentito e anche parecchio.