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Bomba a Ranucci, la nuova denuncia: «L’intimidazione? Rivolta ad almeno un altro giornalista di Report»

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di Enrica Riera

Nove inviati della trasmissione di Rai3 hanno presentato un esposto davanti al comando provinciale dei carabinieri di Roma. Aperto un fascicolo riunito al precedente. L’ipotesi: «Ben probabile che il movente dell’agire degli attentatori possa risiedere proprio in alcuni specifici lavori di inchiesta che, come detto, non sono di diretto appannaggio di Ranucci»

La procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo d’indagine sull’attentato subito lo scorso ottobre dal giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. E lo ha fatto a seguito della denuncia che nove inviati di Report, assistiti dall’avvocato Roberto De Vita, hanno presentato al comando provinciale dei carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci. Il nuovo fascicolo è stato riunito al precedente, per cui si procede contro ignoti.

Paolo Mondani, Daniele Autieri, Luca Chianca, Giulia Innocenzi, Salvatore Walter Molino, Danilo Procaccianti, Emanuele Bellano, Giorgio Mottola e Claudia Di Pasquale hanno dunque denunciato per violenza privata aggravata dal metodo mafioso e minaccia. Presto potrebbero essere sentiti dal pm Carlo Villani.

«Questo orribile, vigliacco e potenzialmente tragico attentato che ha colpito  Ranucci era sì destinato alla sua figura di uomo e giornalista indipendente,  ma era altresì rivolto ad intimidire almeno un altro videogiornalista, autore di inchiesta, di Report e/o anche il modello di giornalismo di inchiesta e di informazione incarnato dalla trasmissione Report in quanto tale, di cui sono concreta e fattiva espressione tutti i videogiornalisti che lavorano al fianco dello stesso Ranucci», è quanto si legge nelle 28 pagine dell’esposto.

«La stessa struttura organizzativa di Report – si legge ancora – consente di rilevare con certezza che l’obiettivo di questa tipologia di attacchi non sia mai solo il singolo conduttore: a ben vedere, essi mirano invece ad uno o più specifici patrimoni informativi derivanti dalle inchieste, di cui sono autori i singoli videogiornalisti, con la conseguenza allarmante di determinare un clima di severa apprensione, di costante interrogativo e di timore concreto per la propria incolumità in capo a tutti quanti».

Tradotto: è «ben probabile che il movente dell’agire degli attentatori possa risiedere proprio in alcuni specifici lavori di inchiesta che, come detto, non sono di diretto appannaggio di Ranucci».

Nella denuncia vengono così elencati i vecchi lavori di inchiesta della trasmissione, ma anche quelli futuri. Si va, solo per citarne alcuni, dai temi sulla trattativa Stato-mafia, passando per la strage di Bologna, fino alla criminalità albanese. E ancora: ndrangheta in Veneto, ponte sullo Stretto, caso Visibilia, Paragon, vicende processuali di Eni.

Chi voleva attaccare Ranucci o uno dei suoi giornalisti? Non è ancora possibile rispondere a questa domanda. L’inchiesta è aperta e se nei giorni scorsi la procura ha acquisito il verbale dell’audizione in commissione antimafia del conduttore della trasmissione, ora si arricchisce di nuovi elementi.

Sono quelli portati all’attenzione dai nove inviati che nel loro esposto segnalano anche gli episodi di intimidazione di cui sarebbero state vittime in passato. Come i messaggi giunti in redazione a novembre 2024 che invocavano una «strage in stile Charlie Hebdo». Anche Ranucci potrebbe essere risentito dai pubblici ministeri.

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