DEVITALAW Rassegna Stampa

Attentato a Ranucci, Lavitola per due ore dai pm: “Non sono stato io”

Leggi l’articolo originale su Latina Today

L’ex direttore de L’Avanti si è avvalso della facoltà di non rispondere, rilasciando però dichiarazioni spontanee. Ha ribadito la sua estraneità ai fatti. Il suo legale: “E’ sconvolto dalle accuse”

E’ durato circa due ore l’interrogatorio di Valter Lavitola, indagato per l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci del 16 ottobre scorso a Torvaianica, Pomezia. Una nuova svolta nelle indagini, quella dei giorni scorsi, dopo l’arresto dei quattro presunti esecutori materiali che c’è stato a fine giugno.

L’ex direttore de L’Avanti è comparso ieri davanti ai pm della Procura di Roma; si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha scelto di rendere lunghe dichiarazioni spontanee con cui ha respinto con forza ogni accusa.

Lavitola: “Non sono stato io”

Lavitola ha parlato davanti al procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi per circa due ore; nel corso dell’audizione ha dichiarato di essere estraneo ai fatti, sostenendo di non avere alcuna idea sul possibile movente dell’attentato dinamitardo messo una atto davanti l’abitazione del giornalista. Lavitola ha anche ribadito il profondo rapporto legame di amicizia che c’è tra lui e il conduttore di Report. L’interrogatorio si è poi concluso con l’uscita di Lavitola e del suo difensore, l’avvocato Sergio Cola, dal retro del tribunale di Piazzale Clodio, senza rilasicare dichiarazioni ai cronisti.

Lavitola “sconvolto” dalle accuse

Prima dell’ingresso in Procura però il legale dell’indagato aveva spiegato che il suo assistito si era detto  “sconvolto” dalle accuse ricevute proprio in ragione del legame “stretto e fraterno” con Ranucci. Al termine dell’audizione, Cola ha chiarito la strategia difensiva: Lavitola ha scelto di non rispondere alle domande dei magistrati perché convocato ai sensi dell’articolo 375 del codice di procedura penale, senza aver potuto prendere visione degli atti d’indagine. Ha però rilasciato dichiarazioni spontanee nelle quali ha ricostruito il rapporto con Ranucci, facendo riferimento a una frequentazione pressoché quotidiana, estesa anche alle rispettive famiglie. Nel corso dell’audizione, Lavitola ha parlato anche del suo collaboratore Gomes Clesio Tavares, accusato dagli inquirenti di aver agito come intermediario, sostenendo la sua l’estraneità. Ricostruita poi la presunta fuga dell’uomo che come spiegato dal legale si troverebbe in Camerun per seguire un progetto finanziario riconducibile a Lavitola, come documentabile anche attraverso i movimenti di viaggio.

La presenza di Lavitola fuori casa di Ranucci

Altro elemento su cui è tornato l’avvocato, quello della presenza di Lavitola nei pressi dell’abitazione di Ranucci a Pomezia il 15 settembre 2025, circa un mese prima dell’attentato. Per la difesa, quel dato non avrebbe alcun valore indiziario, poiché la villa era da tempo un luogo abitualmente frequentato dall’indagato proprio in virtù dell’amicizia con il giornalista. Inoltre, ha aggiunto il legale, quello stesso giorno Lavitola partì per l’Argentina in serata.

Difesa pronta a un nuovo interrogatorio

La difesa si dice pronta a un successivo interrogatorio, una volta ottenuto l’accesso agli atti; Lavitola si sarebbe dichiarato disponibile a rispondere alle domande dei magistrati per chiarire ogni aspetto dell’inchiesta.

Legale Ranucci: “Vittima una seconda volta”

Sulla vicenda è intervenuto ieri sera anche Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. “Qualora si accertasse l’effettivo coinvolgimento di Valter Lavitola, Ranucci sarebbe una seconda volta vittima – ha dichiarato l’avvocato -. Tale è la gravità di quanto sta emergendo in relazione ai fatti già noti e agli scenari ipotizzati e ipotizzabili che è doveroso per tutti attendere gli sviluppi, che ci si augura prossimi, degli importanti approfondimenti che la Procura di Roma e il Nucleo Investigativo dei Carabinieri stanno svolgendo”.

Autore

Condividi