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di Irene Famà
Un’utilitaria nera dalla Campania a Pomezia e ritorno: orari compatibili
Un’utilitaria ripresa una prima volta sulla strada che dalla Campania porta a Pomezia. La stessa auto, poi, viene immortalata dalle telecamere mentre torna indietro. A bordo almeno due persone, responsabili, questo il sospetto degli investigatori, dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Gli orari e il percorso sono compatibili con l’attacco avvenuto lo scorso 16 ottobre quando, fuori dall’abitazione del giornalista a Campo Ascolano, poco lontano dalla Capitale, intorno alle 22.17 è esploso un ordigno realizzato con un chilo di esplosivo.
A bordo della macchina sospetta c’erano almeno due persone
«Gli autori appartengono alla camorra», dice il giornalista Massimo Giletti ieri durante la puntata de “Lo Stato delle cose” su Rai3 annunciando l’ipotesi degli inquirenti. Uno scenario al vaglio del nucleo investigativo dei carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia con il pubblico ministero Carlo Villani, che da mesi stanno scandagliando i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona, ascoltando testimoni, analizzando le inchieste del conduttore di Report.
Ranucci, con alle spalle decine di approfondimenti sugli affari della camorra, di Cosa Nostra, della ‘Ndrangheta, sui traffici di armi e di droga e di legami tra politica e criminalità organizzata, da agosto 2021 vive sotto scorta. Numerose le minacce nei confronti del conduttore che è stato pedinato, oggetto di dossieraggio e ha ricevuto un proiettile di P38. Poi l’attentato di ottobre, dove l’esplosione ha distrutto la sua automobile e quella di sua figlia parcheggiate davanti alla villetta. «L’esplosivo probabilmente è preso da una cava – dice Giletti durante la trasmissione – Non era plastico».
Le telecamere riprendono un’utilitaria nera che arriva dalla Campania e dopo l’attentato torna indietro. E un testimone avrebbe raccontato agli inquirenti di aver visto un uomo, il volto coperto da un passamontagna, armeggiare vicino alla macchina di Ranucci, allontanarsi poco prima dell’esplosione e salire su una vettura nera. Particolari che si intrecciano. E il percorso di quell’auto immortalata dalle telecamere, su cui gli inquirenti stanno svolgendo accertamenti per capire se è stata o meno rubata, a chi è intestata, sembra rafforzare il sospetto che dietro l’attacco ci sia la camorra.
I magistrati dell’Antimafia di Roma, che hanno aperto un fascicolo per danneggiamento aggravato dal metodo mafioso e violazione della legge sulle armi, scandagliano le inchieste portate avanti dal conduttore di Report. Tra le tante, c’è anche il servizio “Battaglia navale” sul ritrovamento di due casse con due fucili mitragliatori non registrati, sequestrati dalla guardia di finanza, all’interno del Cantiere Navale Vittoria, specializzato nella costruzione di imbarcazioni militari. L’inchiesta del programma di Rai3 aveva evidenziato presunti legami tra i soggetti coinvolti nei cantieri e la criminalità organizzata.
Un testimone ha detto di aver visto un uomo armeggiare vicino all’auto del giornalista
Certo è che l’attentato a Ranucci è stato pianificato nei minimi particolari. La bomba non aveva la miccia nè troppo lunga nè troppo corta, segno che chi l’ha posizionata sapeva quel che faceva. Inoltre, il giornalista a Pomezia torna nel weekend, con gli agenti della scorta che lo accompagnano a casa e, ad orari prestabiliti, una volante della polizia passa a controllare. Chi ha posizionato l’ordigno conosceva bene i tempi. E anche l’ingresso che lui utilizzava abitualmente.
