Accusato di maltrattamenti nei confronti della moglie: “È stato assolto perché lei lo tradiva”

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di Ilaria Quattrone

Un uomo di quarant’anni di origine bengalese, che era accusato per maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti dell’ex moglie connazionale, è stato assolto il 17 ottobre dai giudici del tribunale di Brescia. La notizia era balzata agli onori di cronaca quando il pubblico ministero aveva presentato richiesta di assoluzione affermando che i suoi comportamenti fossero frutto dell’impianto culturale. Nel ricorso presentato dall’avvocata Valentina Guerrisi, che assiste la 28enne, si legge che nella sentenza dei giudici ci sarebbe una nuova scriminante: quella dell’adulterio.

Questa è “anche peggio rispetto a quella giuridicamente abominevole opzione paventata dall’accusa di una presunta quanto inesistente scriminante culturale”, ha scritto la legale lungo il testo riportato dall’agenzia di stampa Agi.

Per l’avvocata il Tribunale avrebbe “ritenuto di poter assolvere perché il fatto non sussiste in ragione di un giudizio etico e morale (prima ancora che giuridico) sul comportamento presuntamente tenuto dalla vittima senza alcuna valutazione delle condotte dell’imputato”. La difesa sostiene che siano state ignorate le fotografie “delle violenze, comprese quelle inerenti l’obbligo di indossare i vestiti tradizionali per concentrarsi sui messaggi tra la donna e il capitano della Guardia di Finanza del tutto irrilevanti per i fatti in contestazione e carpiti illecitamente dall’imputato al solo fine di contrastare il tentativo della moglie di liberarsi dal suo gioco”.

La 28enne infatti avrebbe avuto una relazione con il finanziere, al quale avrebbe inviato alcune foto in biancheria intima: “Nello stigmatizzare le dichiarazioni del capitano si afferma che ‘è inafferrabile per il collegio il significato di emancipazione che racchiude l’invio di foto in biancheria intima’. Ebbene è sufficiente tale frase per spiegare il percorso inquinante seguito dalla valutazione dei gravissimi fatti atti di violenza oggetto del procedimento”.

“Se tutto questo viene valutato con le lenti del paternalismo moraleggiante di un tempo ciò che se ne ricaverà è solo una nuova scriminante a ogni tipo di violenza o sopruso, ovvero quella dell’adulterio”, ha quindi sottolineato l’avvocata. Guerrisi critica anche la scelta di non aver trasmesso gli atti alla Procura per le presunte false accuse nei confronti dell’imputato “pur avendo attribuito alla persona offesa e al capitano l’accusa di calunnia e falsa testimonianza e la sussistenza del movente consistente nella peccaminosa relazione sentimentale e nell’obbiettivo di liberarsi dell’ingombrante marito”.

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