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Caso Ranucci, tutte le domande dei pm sui «silenzi» del giornalista. Lavitola, attesa per il Riesame il 7 settembre

Leggi l’articolo originale su Corriere della Sera

di Ilaria Sacchettoni

Ora tutti promettono di rispondere ai magistrati. Il faccendiere è atteso al Tribunale del Riesame il 7 settembre. Ranucci si dice pronto per una nuova audizione del pm

Tutti, ora, promettono di rispondere ai magistrati. Valter Lavitola, che attraverso i suoi difensori (lo studio napoletano Cola) annuncia la sua presenza nell’aula del Tribunale del Riesame il prossimo 7 settembre
per integrare le proprie ammissioni e colmare le molte lacune residue.

Tre dei quattro esecutori materiali del blitz dinamitardo di Pomezia che hanno chiesto e ottenuto di essere interrogati dal pm Edoardo De Santis (tra giovedì e venerdì l’incontro). E, infine, la stessa vittima dell’agguato, Sigfrido Ranucci, che si dice pronto per una nuova audizione del pm Edoardo De Santis.

Il punto è che i silenzi sono destinati a pesare diversamente in questa complicata inchiesta. Il mutismo degli indagati — pur legittimo secondo il codice penale — è un conto. La «selettiva» ricostruzione offerta dal conduttore Rai lo scorso 2 luglio è altro. Si chiederà, dunque, conto a Ranucci dei motivi per i quali abbia taciuto l’amicizia con il faccendiere durante l’ultima audizione in Procura. Quella convocata all’indomani dell’arresto dei pregiudicatiavellinesi che piazzarono la gelatina da cava di fronte alla sua abitazione. O perché, di fronte ai carabinieri del Nucleo
investigativo, Ranucci abbia scordato di menzionare quel factotum dai
molti segreti e dal denso curriculum penale: Gomes Clesio Tavares.

Rimozioni? Opportunismo? Va stabilito e per questo i pm ragionano su cosa chiedergli di preciso. Il silenzio di fronte a magistrati impegnati in un’inchiesta può rappresentare una omissione secondo la legge. Ma
tutto deve essere accertato, vagliato e soprattutto provato. L’avvocato di Ranucci, il penalista che lo assiste nelle diffamazioni, Roberto De Vita, entra nel merito della questione per ribadire che le carte della
Procura sono al momento molto chiare e indicano come il suo cliente fosse vittima dell’amico.

Quindi, aggiunge: «Quanto al rapporto conLavitola è sufficiente riascoltare l’audizione di Ranucci in commissioneparlamentare (3 anni fa, quando ne parlò, ndr ) e le trasparentidichiarazioni degli ultimi giorni nel merito».
Tutto vero, se si considera che nell’ordinanza di arresto di Lavitola confluiscono passaggi importanti che valorizzano l’inconsapevolezza di Ranucci. Ma il dubbio (dei pm) rimane. Questa, intanto, è la settimana nella quale i traduttori dovrebbero completare il lavoro sull’atto di accusa nei confronti di Clesio Tavares, irreperibile.

L’ordinanza di arresto mai eseguita dovrà, infatti, essere tradotta in francese. Incerti, invece, gli indizi che lo danno in Camerun, suo Paese d’origine. Da lì il factotum che, per i pm, avrebbe reclutato i quattro esecutori, si sarebbe spostato altrove, forse nello Zimbabwe. Contro di lui le intercettazioni dei quattro: «Si è messo d’accordo con D’Avino per assoldare, mi ha chiamato lui, hai capito, aggiungendo immediatamente
dopo: “Però risulta tramite messaggi e cose, lui qui non c’è! Meglio così! Hai capito? ”» Con questa affermazione, spiega la gip Iole
Moricca, «l’indagato ammetteva implicitamente di essere stato ingaggiato da Clesio Tavares, precisando che i contatti erano avvenuti tramite messaggistica tracciabile e non mediante chiamata vocale». Questi non si è mai mostrato riservato e, al contrario, ha rilasciato interviste e dichiarazioni. Parole destinate a pesare quanto o più dei silenzi.

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