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di Enrica Riera e Nello Trocchia
Il giornalista è parte lesa nell’indagine. Ma la procura vuole da lui alcuni chiarimenti
Lavitola rischia altre accuse. Il 7 settembre il riesame, prima gli interrogatori dei bombaroli
Un silenzio, una dimenticanza o una sottovalutazione su cui i pm della procura di Roma vogliono fugare ogni dubbio. Perché il 2 luglio Sigfrido Ranucci, sentito come testimone dagli inquirenti, non ha parlato degli avvertimenti su possibili pericoli dell’«amico fraterno» Walter Lavitola? Perché quel giorno il conduttore di Report ha vagliato, davanti ai magistrati capitolini, le piste sulla bomba – passando dall’ipotesi di un «pazzo sconsiderato» fino alla criminalità organizzata e ai cantieri navali veneti – senza alcun cenno agli elementi concreti che gli erano stati prospettati dal faccendiere?
«Si tratta di un punto che servirà chiarire», dicono a Domani fonti informate. E che forse verrà precisato una volta per tutte quando il giornalista tornerà dinnanzi ai pubblici ministeri di piazzale Clodio che intendono chiamarlo nuovamente a testimoniare.
La data sarà fissata, molto probabilmente, a seguito dell’udienza del riesame di Lavitola, in programma il 7 settembre. Allora Ranucci, che in questa vicenda è parte offesa e vittima, potrà spiegare agli inquirenti i motivi per cui, nel corso del suo ultimo interrogatorio, non ha parlato dei pericoli che l’amico, adesso in carcere a Rebibbia, sostiene di avergli rivelato.
«Nel nostro ordinamento il reato di false informazioni ai pubblici ministeri si profila anche in caso di condotte “passive”, come il tacere in tutto o in parte ciò che si sa», ragionano altre fonti sentite da questo giornale. Ma, per il legale del conduttore, Roberto De Vita, «il dottor Ranucci mai avrebbe potuto immaginare che una persona vicina anche alla sua famiglia potesse essere autore di una tale condotta», e il solo ipotizzare «una volontà omissiva» del giornalista sarebbe «grave».
«Il dottor Ranucci ha sempre e in modo esaustivo risposto a tutte le domande poste dall’autorità giudiziaria e così farà anche nell’eventuale prossima occasione», ha concluso il penalista, aggiungendo che il conduttore «ha rappresentato (agli inquirenti, ndr) tutti quelli che potevano essere, a sua conoscenza e sensibilità, i potenziali contesti delicati all’interno dei quali valutare potenziali riferibilità». Il chiarimento, richiesto dagli inquirenti, arriverà dunque a stretto giro.
Bombaroli delusi
Intanto, nell’attesa del riesame per Lavitola, che renderà dichiarazioni spontanee e presenterà una memoria difensiva, nonché della nuova convocazione del giornalista, tra giovedì 27 e venerdì 28 si terranno gli interrogatori di tre dei quattro presunti esecutori materiali. Dopo le prime ritrosie, gli arrestati Marika De Filippis, Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello vogliono parlare. Un cambiamento repentino il loro, dovuto con grande probabilità alla “delusione” di vedersi scaricati da chi li aveva assoldati promettendo assistenza, compresa quella legale. In base a quanto apprende Domani un punto che i bombaroli vogliono mettere a verbale, sottolineando ancora una volta che nelle loro intenzioni non c’era il voler fare male a qualcuno, è che il 16 ottobre 2025 non avrebbero travalicato il mandato dell’intermediario Clesio Gomes Tavares, latitante in Africa. Mandato che si sarebbe configurato nel piazzare l’ordigno – e non come sostenuto da Lavitola nello sparare contro la villetta del conduttore – che alla fine ha causato il danneggiamento delle due automobili della famiglia Ranucci.
Proprio nei confronti di Tavares la procura sta procedendo a dare esecuzione al decreto di latitanza secondo i tempi tecnici di traduzione dell’ordinanza cautelare in lingua francese. Sempre in base a quanto si apprende, la compagna del bodyguard dei vip, Gelsomina Tuorto, ha nominato per lui un avvocato. La domanda degli inquirenti, tuttavia, è dove si trova realmente l’uomo, legatissimo a Lavitola? In Camerun o in un altro Stato africano? Se fosse altrove, le procedure si complicherebbero: bisognerebbe chiedere una seconda rogatoria. «Mi dispiace tanto di non esserci, tantissimi auguri di buon compleanno amore mio», il messaggio inviato da Tavares a Tuorto il 31 luglio. Che dunque posta sui social come se nulla fosse accaduto.
Ipotesi calunnia
Mentre gli investigatori procedono spediti all’analisi dei cellulari sequestrati e sono scettici sul rientro in Italia dell’intermediario, si valutano infine ulteriori contestazioni per il faccendiere. Qualora, dopo le attese dichiarazioni spontanee, alle sue parole non corrispondessero riscontri concreti, l’amico di Ranucci potrebbe incorrere nel reato di calunnia. E sugli eventuali mandanti del mandante? Anche questa è una tesi su cui i pm sembrerebbero essere perplessi.
«Contro di me una character assassination che forse non ha precedenti nella storia del nostro paese, ma forse anche a livello mondiale», le parole di Ranucci in un post pubblicato su Facebook nel giorno del suo 65esimo compleanno. Sulle sorti del giornalista, che sarebbe sempre più solo nella redazione di Report, oggi la riunione tra i vertici Rai: uscite di scena opzioni come sospensione e licenziamento, per il conduttore è sempre più probabile un ricollocamento “alla pari”, in modo da non offrire possibilità di fare ricorso. I tempi? Non si attenderà, apprende Domani, che gli inquirenti lo sentano. E, come riportato da Ansa, Ranucci, nel frattempo, «tornerà in libreria con un titolo a sua firma previsto per i primi mesi del 2027».
