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di Giuseppe Scarpa
Per gli investigatori è arrivata dalla Campania e lì è tornata
Pochi giorni prima il commando avrebbe fatto un sopralluogo
La pista della criminalità organizzata è sempre più concreta anche alla luce del metodo usato
È un’auto che arriva dalla Campania e lì ritorna. Non è un dettaglio. È una direttrice. Ed è dentro quella direttrice che oggi gli investigatori cercano il senso dell’attentato. L’utilitaria nera che la notte del 16 ottobre si ferma davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, a Campo Ascolano (Roma) non è soltanto il mezzo del commando. Parte e rientra dopo che il gruppo ha piazzato l’esplosivo. Compie un’azione precisa, che spinge con forza verso la pista della camorra. L’ipotesi è che pochi giorni prima lo stesso gruppo abbia effettuato anche un sopralluogo.
Alle 22.17 la bomba esplode. Un chilo tra polvere pirica e gelatina da cava piazzato tra il cancello e l’Opel Adam del conduttore di Report distrugge le auto parcheggiate, devasta anche la Ford Ka della figlia. Una carica capace di uccidere, non un gesto dimostrativo. Un’azione preparata, costruita nei dettagli. È su questo che si concentra l’inchiesta. I carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia con il pm Carlo Villani, stanno ancora lavorando per chiudere un puzzle complesso. Telecamere private, impianti condominiali, occhi elettronici su strade e incroci, tutto viene analizzato per ricostruire il percorso dell’auto, senza forzare i tempi. Ma un punto emerge con chiarezza: la vettura arriva dalla Campania e dopo l’attentato punta nella stessa direzione. È un elemento che rafforza l’ipotesi della criminalità organizzata. La camorra resta una pista investigativa, ma sempre più concreta alla luce del metodo e della provenienza del mezzo. Il commando, verosimilmente, era composto da tre persone.
Gli accertamenti si concentrano anche sui giorni precedenti. L’ipotesi, ritenuta plausibile dagli investigatori, è che il gruppo abbia fatto un passaggio in zona almeno una settimana prima. Un sopralluogo per studiare l’area, verificare abitudini e tempi, individuare vie di fuga.
Sul movente, l’attenzione si concentra su alcune inchieste di Report. In particolare il servizio “Battaglia Navale”, dell’inviato Daniele Autieri, che ha fatto emergere anomalie nel cantiere Cnv di Adria, con il ritrovamento di armi non registrate formalmente legate a forniture all’estero. In quel contesto affiorano anche collegamenti societari che riportano alla Campania e, indirettamente, ad ambienti vicini alla camorra. Elementi che restano ancora da verificare.
L’inchiesta si muove su questo doppio binario: dati già acquisiti e collegamenti da consolidare. E quell‘utilitaria nera che arriva dalla Campania e lì ritorna. Questa resta, per ora, la traccia più solida.
