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Di nuovo Lady Golpe. Rischia il pro­cesso per la denun­cia fatta con­tro il colon­nello

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di Giacomo Amadori

Sesso, bugie e video­tape con una spruz­zata di ter­ro­ri­smo neo­fa­sci­sta. Lady Golpe, al secolo Dona­tella Di Rosa, trent’anni dopo avere denun­ciato un ine­si­stente colpo di Stato e avere subito una pesante con­danna per calun­nia, ci sarebbe rica­scata: la Pro­cura di Roma ha chie­sto per lei il rin­vio a giu­di­zio per un’altra pre­sunta infon­data accusa, que­sta volta nei con­fronti del colon­nello dei cara­bi­nieri in con­gedo Mas­simo Giraudo (can­di­dato dai 5 stelle in com­mis­sione Anti­ma­fia come con­su­lente), il quale stava rac­co­gliendo la sua testi­mo­nianza nel pro­cesso bre­sciano per la strage di Piazza della Log­gia.

I due, negli anni scorsi, incon­tro dopo incon­tro, avreb­bero rag­giunto una com­pli­cità sem­pre più pro­fonda, dive­nuta poi inti­mità. Giraudo, ini­zial­mente iscritto sul regi­stro degli inda­gati per mole­stie tele­fo­ni­che, adesso è con­si­de­rato dagli inqui­renti una vit­tima: sarebbe stato amma­liato e calun­niato dalla pre­sunta Circe ber­ga­ma­sca che, evi­den­te­mente, nono­stante il pas­sare degli anni, non avrebbe perso il suo fascino.

Il pm Lorenzo Del Giu­dice con­te­sta alla donna la «que­rela pre­sen­tata» in una sta­zione dei cara­bi­nieri il 9 feb­braio 2024 e le «suc­ces­sive dichia­ra­zioni» rac­colte in Pro­cura davanti al magi­strato e ai cara­bi­nieri il 20 marzo e il 12 aprile 2024, ver­bali in cui «rife­riva che il colon­nello Giraudo, dopo averla con­tat­tata per motivi di lavoro, le aveva inviato su What­sapp mes­saggi dal con­te­nuto ses­suale espli­cito e dal carat­tere mole­sta­to­rio, pro­po­nen­dole incon­tri e pra­ti­che ses­suali estreme, gene­rando nella stessa un pro­fondo timore fino a indurla a bloc­care l’utenza dell’uomo su What­sapp». Per gli inqui­renti, in que­sto modo, la Di Rosa «incol­pava, sapen­dolo inno­cente, il colon­nello Giraudo di porre in essere nei suoi con­fronti con­dotte per­se­cu­to­rie e mole­ste», por­tando all’iscri­zione dello stesso sul regi­stro degli inda­gati. Ma durante le inda­gini, dopo avere visio­nato il cel­lu­lare di Giraudo e quello di Lady Golpe, che ini­zial­mente si era rifiu­tata di con­se­gnare il pro­prio dispo­si­tivo, gli inqui­renti sono giunti alla con­clu­sione che la donna avrebbe alte­rato «le prove dell’inno­cenza» del colon­nello, «poi­ché can­cel­lava dal pro­prio tele­fono cel­lu­lare, nella chat con il Giraudo, circa 200 mes­saggi in modo da alte­rare il senso com­ples­sivo delle con­ver­sa­zioni inter­corse tra loro, in par­ti­co­lare facendo appa­rire i mes­saggi del Giraudo – iso­lati dal reale con­te­sto carat­te­riz­zato da affet­tuo­sità e con­fi­denze reci­pro­che e con­sen­suali – mole­sti e impo­sti alla Di Rosa con­tro la sua volontà». Dun­que nes­suno stal­king, ma solo scambi con­sen­suali ad alto tasso ero­tico. Per que­sto la Pro­cura, a set­tem­bre, ha chie­sto l’archi­via­zione di Giraudo e ha inviato, a novem­bre, l’avviso di chiu­sura delle inda­gini alla Di Rosa, bol­lata come una calun­nia­trice seriale, con­te­stan­dole «la reci­diva rei­te­rata spe­ci­fica e infra­quin­quen­nale».

Nella richie­sta di rin­vio a giu­di­zio non ven­gono mossi rilievi sulla gestione della testi­mone da parte del colon­nello.

L’udienza pre­li­mi­nare ini­zierà il 14 mag­gio 2026 davanti al gup Fran­ce­sca Ciranna. L’avvo­cato di Giraudo, Roberto De Vita, esulta: «Fal­li­sce mise­ra­mente il ten­ta­tivo di dele­git­ti­mare uno dei più impor­tanti inve­sti­ga­tori ita­liani, pro­ta­go­ni­sta di inda­gini di mafia e di stragi, a cui la sto­ria recente della Repub­blica deve mol­tis­simo per la difesa della demo­cra­zia e della giu­sti­zia». Il legale defi­ni­sce il suo cliente «un uomo deva­stato».

Certo, ci sarebbe da discu­tere sull’oppor­tu­nità di quella rela­zione, con­si­de­rata la deli­ca­tezza delle que­stioni che ave­vano por­tato Giraudo e la Di Rosa a incon­trarsi e fre­quen­tarsi. Anche per­ché risulta dif­fi­cile esclu­dere a priori che «l’affet­tuo­sità» che avrebbe legato i due pro­ta­go­ni­sti non abbia rischiato di con­di­zio­nare la genui­nità delle dichia­ra­zioni della donna.

Non sap­piamo che cosa sia scat­tato nell’esperto colon­nello e per­ché abbia ini­ziato a inviare mes­saggi e video hot alla «sua» testi­mone. Ma resta oscuro anche il movente che avrebbe por­tato Lady Golpe a costruire un castello di bugie per cer­care di rovi­nare l’uffi­ciale: non aveva otte­nuto la tanto ago­gnata «ria­bi­li­ta­zione» che, a suo dire, le era stata pro­messa? Le pros­sime fasi del pro­ce­di­mento ser­vi­ranno a chia­rire anche que­sto.

La Di Rosa, negli anni Novanta, aveva denun­ciato, come detto, insieme con il com­pa­gno, il tenente colon­nello dell’Eser­cito Aldo Mic­chittu , un fan­to­ma­tico colpo di Stato. La cor­nice era quella dei rap­porti ille­citi tra mondo mili­tare e ter­ro­ri­smo di matrice neo­fa­sci­sta. Una vicenda che aveva sullo sfondo le stragi di piazza Fon­tana a Milano e di piazza della Log­gia a Bre­scia. Il mili­tare pat­teggiò 1 anno e 4 mesi. La Di Rosa, invece, fu con­dan­nata in primo grado a 8 anni per calun­nia, pena dimez­zata dall’indulto.

Nel novem­bre del 2022 Giraudo con­su­lente nella nuova inchie­sta su piazza della Log­gia, l’avrebbe avvi­ci­nata per chie­derle di testi­mo­niare sui rap­porti tra l’ex marito e i respon­sa­bili della strage.

Dopo 14 mesi, nel feb­braio 2024, la Di Rosa decide di denun­ciare il colon­nello.

Nella ver­sione della donna, l’inve­sti­ga­tore, già dopo il primo incon­tro, avrebbe mani­fe­stato un «com­por­ta­mento par­ti­co­lar­mente affet­tuoso e pre­mu­roso». Ma il rap­porto di sarebbe rapi­da­mente arro­ven­tato: «Dagli emo­ti­con con cuo­ri­cini e bacini passò a rap­pre­sen­tarmi i suoi gusti ses­suali spesso cor­re­dati da foto e video disgu­sto­sa­mente espli­citi».

Nella denun­cia la Di Rosa par­lava anche di inviti a cena con annesse pro­po­ste inde­centi, sde­gno­sa­mente respinte.

La donna si era detta incre­dula: «Non riu­scivo a com­pren­dere come colui che doveva inter­ro­garmi e mi par­lava di morti, di stragi e del mio dovere di far emer­gere la giu­sti­zia, mi potesse inviare foto, video e vocali che avreb­bero fatto arros­sire una pro­sti­tuta e a cui io non potevo, non volevo ribel­larmi. Lui aveva la mia vita in mano».

Giraudo le avrebbe pro­po­sto anche un paio di inter­vi­ste, con una «gior­na­li­sta di sua fidu­cia» dell’Espresso e con un inviato di Report , un ser­vi­zio che avrebbe «costretto i magi­strati ad ascol­tarla».

Entrambi i cro­ni­sti sono stati sen­titi in Pro­cura, insieme a un altro testi­mone, l’avvo­cato Basi­lio Milio.

Ma in pochi sape­vano che nelle chat che la Di Rosa mostrava man­cas­sero 200 mes­saggi, che la donna avrebbe frau­do­len­te­mente can­cel­lato.

A ini­zio 2025 quando escono le noti­zie della sua denun­cia, Lady Golpe viene con­vo­cata a Bre­scia, su richie­sta degli avvo­cati degli impu­tati, per deporre sui pre­sunti discu­ti­bili metodi inve­sti­ga­tivi di Giraudo. Lei, addu­cendo motivi di salute, evita di pre­sen­tarsi. Poi viene sen­tita in video col­le­ga­mento e, secondo le cro­na­che dell’epoca, «ridi­men­siona tutte le sue pre­ce­denti accuse messe anche per iscritto».

La Di Rosa, dopo avere letto gli arti­coli, invia una vio­lenta smen­tita ai gior­nali bre­sciani, par­lando di «stru­men­ta­liz­za­zioni» e «dele­git­ti­ma­zione»: «L’audi­zione in video­con­fe­renza ha avuto pro­blemi di audio e tutto ciò ha per­messo l’ennesimo ten­ta­tivo di mani­po­la­zione. Ma una cosa è certa: Mas­simo Giraudo nei miei con­fronti ha usato metodi che dovreb­bero disgu­stare chiun­que», scrive.

Ma adesso l’unica che rischia il pro­cesso è lei.

L’inda­gata, con La Verità, prova a ridi­men­sio­nare la gra­vità delle accuse: «Vor­rei pro­prio vedere quali siano que­sti mes­saggi man­canti. Io non so nulla della peri­zia e credo di non avere mai can­cel­lato niente, tranne all’ini­zio i libri e altre cose così che mi man­dava, che certo non distor­cono il senso di nulla». Anche per il suo avvo­cato, Bal­das­sare Lau­ria, la situa­zione non è com­pro­messa: «Ritengo che la tesi dell’accusa sia molto ambi­ziosa e che riu­sci­remo a chia­rire ogni aspetto di que­sta spia­ce­vole vicenda».

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